Orientamento e segni lungo la strada - Galton - Viaggiare e sopravvivere di Graziella Martina

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La bussola non deve avere dimensioni troppo piccole. Se volete portarne con voi una tascabile, tenetela di riserva, non per un uso regolare. Essa sarà più che sufficiente per indicarvi i punti cardinali, per distinguere il N. dal N.N.E. e simili, ma presto constaterete di avere bisogno di indicazioni più dettagliate e precise. Quando avrete difficoltà a riconoscere una collina o avrete dei dubbi sul punto di arrivo di un certo sentiero, vi renderete conto di aver bisogno di una bussola abbastanza grande da permettere di stabilire con maggiore precisione l’orientamento. Uno strumento ideale dovrebbe avere un diametro di un pollice e mezzo o due pollici; dovrebbe avere una certa profondità, per permettere di inclinarlo; dovrebbe essere leggero e, allo stesso tempo, abbastanza robusto, per evitare che il bilanciere o altre parti vadano subito fuori posto, a causa di un colpo; dovrebbe avere il dente d’arresto, che libera il quadrante, a scatto. Inoltre, il movimento dell’ago della bussola dovrebbe essere veloce. Rifiutate con determinazione uno strumento che abbia oscillazioni lente, anche se avesse innumerevoli altri meriti. I segni dei gradi sul quadrante dovrebbero andare da 0° a 360°, con il Nord corrispondente a 0° e l’Est corrispondente a 90°. Mi auguro che per il quadrante gli ottici comincino a utilizzare la carta stagnola, che può essere stampata o sbalzata.
    Bussola per la notte.- Di notte, quando sarebbe più necessaria, la bussola è pressoché inutilizzabile. Il quadrante non evidenzia alcuna differenza fra la metà superiore, che corrisponde al nord e quella inferiore, che corrisponde al sud. Soltanto gli esemplari più moderni hanno la metà inferiore dipinta di nero e quella superiore bianca in modo che, anche con una luce molto fioca, si può immediatamente riconoscere la differenza. Per potenziare la visibilità del quadrante, si può usare una lente d’ingrandimento e per far convergere i raggi lunari o la fiamma di un sigaro sul quadrante, si può utilizzare uno specchio ustorio.

         
 
   Rilevamento geografico e rilevamento magnetico.- La confusione fra il rilevamento geografico e il rilevamento magnetico è fonte di problemi anche per un viaggiatore esperto. La spedizione esplorativa di Sir Thomas Mitchell rischiò di perdersi, per aver confuso l’uno con l’altro. Il mio consiglio è di usare i punti cardinali della bussola, ad esempio N., N.N.E., ecc., soltanto per il rilevamento geografico e i gradi, ad esempio 25° (oppure N. 25° E.) per il rilevamento magnetico. In questo modo, non vi è il pericolo che le due nomenclature interferiscano l’una con l’altra. Il ricordo che un viaggiatore ha della configurazione del paesaggio dipende dal rilevamento geografico ed è espresso con il Nord, il N.N.E. ecc.. Il rilevamento topografico, invece, affidato più al diario che alla memoria, è registrato in gradi. Per facilitare questa operazione, bisognerebbe incollare al centro della bussola di carta tascabile un disco di cartone, abbastanza grande da coprire i rombi, ma che lasci scoperti i gradi. Su questo disco dovrebbero essere segnati i punti della bussola, in modo da essere il più precisi possibile nella rappresentazione topografica della zona che si sta visitando.      

    Errori nel rilevamento magnetico.- A volte, l’ago della bussola sembra stregato. Quando si usa lo strumento sulla cima di alcune colline, soprattutto su quelle formate da massi di granito, l’ago è disturbato. Il disturbo è provocato dall’orneblenda, presente nel granito, e da altre rocce contenenti ferro. Gli esploratori spesso scelgono le colline come punto di triangolazione, ma se le loro osservazioni non sono state verificate con un sestante, non sono molto affidabili.






 

 
 
    Segni sugli alberi.- Per creare quello che, nel linguaggio della foresta, è chiamato segnavia, bisogna tagliare delle tacche profonde in una fila di alberi. Queste incisioni sono molto utili anche di notte, perché ci si può orientare con il tatto. Esse possono essere fatte mentre si cammina, addirittura senza rallentare il passo. Se si è in due, uno le può fare sugli alberi della fila destra, l’altro su quelli della fila sinistra. Dopo aver praticato il taglio, si può lasciare il pezzo di corteccia penzolante verso l’esterno. Un altro modo di contrassegnare un sentiero è quello di spezzare i rami o le punte degli arbusti che crescono ai suoi lati. Nel caso in cui vogliate fare dei segni così evidenti da non lasciare dubbi, sparate dei pallini dentro agli alberi. Per recuperarli, i nativi incideranno i tronchi a dovere, rispondendo magnificamente al vostro scopo, senza nemmeno sospettarlo.

         
 
     Segnare gli alberi.- In Svizzera, i custodi delle foreste comunali, sono dotati di piccole asce, che hanno sulla testa delle cifre in rilievo. Per contrassegnare un albero, le guardie tagliano via un pezzo di corteccia e stampigliano le cifre sulla superficie liscia così ottenuta.
      Marchiare a fuoco.- Alcuni esploratori portano con sè i ferri da marchio e li usano per contrassegnare con il proprio numero il luogo del campeggio. Questo sistema è particolarmente utile in Australia, dove il paesaggio è sempre uguale e vi sono pochi nativi a cui chiedere informazioni sul nome del luogo.
     Fascine appese agli alberi.- Una manciata d’erba, una zolla di terra o una fascina appese ai rami di un albero ad altezza d’occhio, attirano sicuramente l’attenzione, perché sono qualcosa di molto diverso dal resto del paesaggio, in contrasto con le sue linee.
     Rotta per barche.- Per segnare un itinerario lungo le isole di un lago, bisogna scegliere alcuni alberi ben visibili, potarne accuratamente i rami e lasciare soltanto un ciuffo di fronde sulla cima. Nella parlata del Far West, questa operazione, completata a volte dall’incisione nel tronco del nome del potatore, è chiamata scapocchiatura.
     Croce di legno.-Una struttura a croce come quella della figura 1 attira immediatamente l’attenzione ed è molto facile da eseguire.
 
         

     Indicatori in pietra.- Lungo i sentieri della foresta, ho osservato più volte il segno illustrato nella figura 2. Si tratta di un’incisione profonda, a forma di freccia, scalpellata in un sasso e dipinta di nero. Per rendere il segno più evidente e permanente, si può riempire l’incisione con del piombo fuso.
     Pile di sassi.- Gli arabi le usano per contrassegnare le piste nel deserto. “Nel distretto del Don e in quello di Tambov, immensi tratti di strada sono segnati da cumuli di pietre, alti dai 4 ai 6 piedi e visibili da grande distanza. E’ tanto più straordinario in quanto essi sono l’unica traccia della mano dell’uomo fra le ondulazioni della Grande Steppa.” (Spottiswoode.)
 
    Segnali degli zingari.- Il gruppo che precede la carovana, durante gli spostamenti, lascia sempre dei segnali agli incroci. Tre sono i segni più comunemente usati: uno è quello di gettare sulla strada tre grosse manciate d’erba, una vicina all’altra; un altro è quello di tracciare per terra una croce, con il braccio più lungo che indica la direzione. ( Nel caso in cui voleste utilizzare questo sistema, ricordatevi di fare un segno profondo nel terreno, con un paletto da tenda o un bastone acuminato. Se graffiate soltanto la polvere, un acquazzone o un po' di vento lo cancelleranno.) Il terzo contrassegno consiste in un ramo infilato orizzontalmente nella fenditura di un bastone piantato in terra. Il ramo sta nella posizione di un cartello indicatore, che gli zingari cercano sempre, sul lato sinistro della strada. (Borrow ‘Zincali’). Altre volte, il segnale è costituito da un ramoscello, al quale sono state strappate tutte le foglie, tranne che un ciuffo lasciato in cima.
     Altri indizi.- Ecco un elenco di segnali di riferimento usati nei diversi paesi: ramoscelli intrecciati; fronde spezzate e lasciate penzolare; rami, penne di uccello o carta, fatti a pezzi e sparsi per terra; acqua o altri liquidi spruzzati sul terreno; carta bianca infilata nella fenditura di un bastone piantato in terra; pezzi di carta legati a dei sassi, gettati fra i rami degli alberi.
 
    Pittura.- Bianco di calce.- La calce mischiata a sale, grasso o colla e cosparsa su un albero o sulla roccia, resiste alle intemperie per un anno e oltre. Più la superficie è ruvida, più la traccia rimane a lungo.
     Vernice nera.- Il Dr. Kane, non avendo altro a disposizione per lasciare un segnale, una volta bruciò della polvere da sparo sul fianco di una roccia e le diede la forma di una grossa K. Questa impronta si rivelò molto durevole. Per rendere più evidenti le lettere scalpellate nella pietra, le si dovrebbe riempire con della vernice nera, fatta con il nerofumo mischiato a colla, grasso, cera o catrame.
    Sangue.- Rimane a lungo su una superficie chiara, in particolare su quella di una roccia sabbiosa. Lascia una traccia di colore scuro.


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