Nuoto - Galton - Viaggiare e sopravvivere di Graziella Martina

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Considerazioni generali.- Le persone nuotano molto più lentamente di quanto comunemente si crede. Nelle gare fra nuotatori di prima categoria, su distanze di 300 iarde, la velocità non è mai superiore a due miglia all’ora.
    Insegnare a nuotare.- Un buon metodo per insegnare a una persona a nuotare è una variante di quello adottato a Eton. L’istruttore siede su di un sasso ai bordi dell’acqua o su di una piccola barca e tiene in mano un robusto bastone lungo da 6 a 10 piedi, all’estremità del quale è attaccata una corda di 4 piedi di lunghezza, annodata in modo da formare un cappio. Il principiante si infila dentro e l’istruttore lo manovra come fa il pescatore con il pesce. Egli deve sostenere l’allievo quel tanto che basta per non farlo affogare. Dopo alcune lezioni, la maggior parte degli allievi non ha più bisogno di alcun sostegno, anche se, per sicurezza, l’insegnante continua a tenere il cappio sopra alle loro teste. La capacità di nuotare su lunghe distanze è frutto della determinazione ad andare avanti senza fermarsi fino al momento in cui non si ha più la forza di dare anche una sola bracciata. Giorno dopo giorno, la distanza coperta sarà sempre maggiore, fino a quando si raggiungerà il limite insuperabile posto dall’organismo di ognuno. Per evitare il rischio di congelamento, causato dalla lunga permanenza in acqua fredda, si deve sfregare su tutto il corpo un abbondante strato di olio o di grasso d’orso.

    Sostegni per chi non sa nuotare.- Una persona del tutto incapace di nuotare deve essere sostenuta con una fune e con dei galleggianti posti sotto le sue braccia. Se si perde di coraggio a metà tragitto, è meglio non avvicinarsi. Per disperazione, il nuotatore inesperto potrebbe aggrapparsi al suo soccorritore con movimenti convulsi e farlo affogare. Se la distanza da coprire è breve, chi non sa nuotare può appoggiarsi ai fianchi di un nuotatore più esperto.
    In balia delle onde.- Se dovete arrivare a riva in un punto in cui vi sono i frangenti, aspettate che arrivi un’onda alta, salite sulla sua cresta e cercate di raggiungere qualcosa di solido a cui aggrapparvi. Poi, prima che arrivi l’onda successiva, cercate di girarvi sulla schiena e tutto andrà bene. Per soccorrere da terra un uomo in mare, più persone dovrebbero prendersi per mano e formare una catena. La prima persona della catena dovrebbe poi afferrare l’uomo in difficoltà e cercare, con l’aiuto degli altri, di riportarlo a riva.

    Galleggianti.- Per nuotare a lungo e con meno fatica, il viaggiatore dovrebbe mettere un galleggiante sotto al petto, dopo aver sistemato i vestiti e gli oggetti di valore dentro a un turbante avvolto intorno al capo. Per dare più forza alla bracciata, egli può legare alle mani delle spatole di legno.
    Sono molti gli oggetti che possono fungere da galleggiante: una fascina di giunchi, un tronco di legno, un contenitore per l’acqua vuoto, una borsa o un bariletto di pelle gonfiati. Anche un pezzo d’intestino, gonfiato e legato qua e là per formare compartimenti stagni, può costituire una eccellente cintura di salvataggio. Per utilizzarlo al meglio, bisogna avvolgerlo a forma di 8 attorno al collo e sotto le ascelle. Da ultimo, suggeriamo delle bottiglie vuote e ben tappate, infilate sotto la camicia e legate in vita con una cintura.
    Ferry africano.- Gli abitanti di Yariba hanno un metodo molto particolare per traghettare i passeggeri e il loro bagaglio. Essi utilizzano un galleggiante costituito da due grandi zucche vuote, a cui vengono tagliate le punte più piccole, che vengono unite, facendole combaciare. Il passeggero si stringe al galleggiante, sul quale ha sistemato il bagaglio. Il traghettatore lo prende per le braccia e, stando dalla parte opposta, lo spinge in avanti battendo le gambe.

            

    Salvagente fai-da-te.- Utilizzando della tela d’Olanda, del traliccio o della canapa, si può fabbricare un salvagente abbastanza efficace, anche se le cuciture del tessuto rappresentano un punto debole. I membri dell’equipaggio di un battello che abbia fatto naufragio a qualche distanza dalla riva e che siano costretti a salvarsi a nuoto possono usare qualsiasi tessuto trovato a bordo. Per fabbricare un salvagente occorre tagliare nel tessuto due anelli della misura di 16 pollici di diametro esterno e di 8 pollici di diametro interno. Questi anelli vanno cuciti insieme lungo i bordi a filo doppio e con un ago molto fine. All’interno, si inserisce un tubo lungo un piede e largo due pollici, dello stesso materiale del salvagente, con la funzione di camera d’aria. Un tubicino di legno, della lunghezza di un pollice, inserito all’imboccatura permette di gonfiare la cintura ogni volta che è necessario, anche quando si è in acqua. Attorcigliando questo tubo e infilandone la punta nella cintura, si può trattenere l’aria in essa contenuta. Per impedire al salvagente di scorrere via dai fianchi, gli si può applicare una robusta bretella. Tuttavia, quando l’acqua è calma, un collare è più che sufficiente per tenere a galla una persona.

     Trasporto sull’acqua.- Pacchi.- Gli oggetti di valore di piccole dimensioni possono essere posti direttamente dentro ad un galleggiante o in un turbante da avvolgere attorno al capo (vedi Galleggianti). Altrimenti, si può utilizzare una pelle di capra riempita a metà delle cose da trasportare, poi gonfiata d’aria e ben richiusa. Se si hanno a disposizione soltanto tessuti non impermeabili, li si può impermeabilizzare, cospargendone la superficie esterna di grasso, di olio o di cera. Questo tipo di impermeabilizzazione è sufficiente nel caso di una parziale o breve immersione in acqua. Se l’immersione è totale e molto prolungata, l’acqua entrerà ugualmente.
    Cavalli.- Il sistema migliore per guadare un fiume con un cavallo o con un altro animale di grossa taglia è quello di spingerlo in acqua, afferrarlo per la coda e farsi trainare verso l’altra sponda. Se l’animale gira la testa con l’intenzione di cambiare direzione, bisogna spruzzargli acqua sul muso. Le altre soluzioni, come quella di nuotare accanto all’animale tenendogli una mano sul collo, o, ancora peggio, quella di restare in sella, sono discutibili o persino pericolose, soprattutto se l’animale è nuovo a questa esperienza. Comunque, se siete proprio decisi a restare in groppa, abbiate almeno l’accortezza di togliere i piedi dalle staffe prima di entrare in acqua.
    Carri.- Per evitare il rischio che si capovolgano, occorre che siano ben stabilizzati. Bisogna caricare prima le cose più pesanti, distribuendole bene sul letto del carro, che è prudente legare all’asse fisso, per evitare che la corrente lo porti via. Come precauzione finale, conviene legare sopra al carico dei contenitori vuoti e delle fascine d’erba, che servano da galleggianti. I buoi sono in grado di attraversare un fiume, tirando i loro gioghi.

          

    Occhiali acquatici.- Quando un uomo apre gli occhi sott’acqua, non riesce a vedere distintamente. Tutto è fuori fuoco, come se egli guardasse attraverso un paio d’occhiali non adatti, con i quali non riuscirebbe a distinguere neanche le lettere più grandi di una pubblicità. Allo stesso modo, sott’acqua egli non può vedere con chiarezza neanche gli spazi fra le sue dita allargate. Nel 1865, ho tenuto una breve conferenza su questo argomento alla British Association, spiegando i motivi di questa difficoltà di visione ed il modo di porvi rimedio. Se la parte anteriore del bulbo oculare fosse piatta, avremmo la capacità di vedere sott’acqua altrettanto bene che nell’aria. Ma essa è convessa e il nostro bulbo oculare crea da solo una specie di lente concava attraverso la quale noi guardiamo, che è la causa della nostra visione indistinta. Per neutralizzare questo effetto, conoscendo la curvatura del bulbo, noi possiamo calcolare la curvatura che dovrebbe avere una lente convessa di vetro flint da mettere davanti alla pupilla. Ho fatto alcuni esperimenti per trovare il modello di occhiali più adatto e per calcolare la distanza ideale alla quale le lenti dovrebbero essere piazzate. Il risultato è che la faccia di una lente in vetro flint, doppiamente convessa, deve avere una curvatura di 6 decimi e mezzo di pollice ed un raggio di non più di 8 decimi e mezzo di pollice. Se si rispettano queste misure, sarà sufficiente spostare leggermente gli occhiali avanti o indietro per avere una visione perfetta. Ho anche provato a creare una montatura che permetta di spostare gli occhiali soltanto con un movimento delle guance o delle sopracciglia, senza usare le mani, che sono impegnate nel nuoto. Fino a questo momento, non ho ottenuto risultati soddisfacenti.

 

 
 
    Zattere. Zattere di legno. - Sono formate da tronchi paralleli tenuti insieme da due traverse poste sopra e sotto e legate strettamente fra di loro. Alcune zeppe, conficcate negli spazi vuoti vicino ai punti d’incrocio con i pali trasversali, tengono ben fermi i fusti. Nella figura 1 si vede in dettaglio il modo più comune di legarli. Un ramoscello flessibile, che può essere di rovo o di caprifoglio, viene prima fatto passare attorno alla traversa e poi infilato dentro ai fori praticati nella struttura. Di solito, in Europa, la zattera viene costruita a riva, sopra a dei cilindri di scorrimento, come si vede nella figura 2. Se però i tronchi sono molto grossi, conviene gettarli in acqua separatamente e legarli insieme sulla sua superficie. Un bilanciere aumenta di molto la stabilità della zattera.
    Zattere di bambù.- Se è disponibile del bambù, esso è preferibile ad ogni altro tipo di materiale, per la sua imbattibile galleggiabilità. Alcuni tronchi di bambù legati insieme a formare una specie di porta, rinforzata da due diagonali e con manciate d’erba gettate sopra a formare una piattaforma, costituiscono un’ottima zattera, pratica e leggera.
    Abbattere gli alberi con il fuoco.- Quando non vi sono altri mezzi per abbattere gli alberi, essi devono essere bruciati alla base e fatti cadere. Due uomini possono occuparsi di una ventina di alberi contemporaneamente. Anche la punta e i rami della pianta possono essere potati con lo stesso sistema.

    Zattere di canne.- Il Sig. Andersson mi ha inviato la descrizione di due modelli molto semplici di zattere, fabbricate dagli indigeni che vivono presso il fiume Tioughe, in Sud Africa. Per il primo modello, occorre tagliare una grande quantità di canne ed ammassarle fino a formare una cumulo di 30-50 piedi di diametro. Questa catasta deve poi essere spinta in acqua, dove galleggia seguendo la corrente. Man mano che le canne sottostanti s’impregnano d’acqua, se ne devono aggiungere di nuove al di sopra. Il sig. Andersson discese per cinque giorni il fiume su uno di questi ammassi galleggianti, insieme a sette suoi assistenti e trasportando anche due canoe capovolte. L’altro tipo di zattera è altrettanto semplice. E’ una specie di materasso di canne, lungo 5 piedi, largo 3 e alto 8 pollici, tenuto insieme da strisce ricavate dalle canne stesse. Agli angoli vengono legati in posizione verticale dei fasci di canne e di giunchi alti 18 pollici, a formare una sorta di palo. Altre fascine sono fissate perpendicolarmente come traverse. Questa zattera è in grado di trasportare un uomo o due.

          

    Pelli d’animali.- Si legge nei libri che Alessandro il Grande ed altri conquistatori usavano pelli d’animali per fabbricare zattere. Sul fiume Tigri, si gonfiavano le pelli di capra attraverso una zampa, poi si fissavano ad una struttura di rami o canne. Le zampe erano accessibili ad una persona seduta sulla zattera, che aveva l’incarico di gonfiare le pelli ogni volta che era necessario. Per venire a tempi più recenti, ecco quali suggerimenti per la costruzione riporta il Manuale per il servizio di campo:La pelle, sistemata doppia e ben tesa, deve essere tagliata a forma di cerchio, cucita e dotata di un corto tubo munito di una valvola, dello stesso tipo di quelle montate sui mantici. In questo modo, quando l’aria fuoriesce, la pelle può essere nuovamente gonfiata, operazione che va fatta in media ogni dieci o dodici ore. Una pelle di bue può sostenere un carico di circa 300 libbre.”
    Zucche africane.- Sul fiume Yeou, nella zona di Komadugu, Africa Centrale, il màkara è considerato la barca par éminence. E’ formato da due grosse zucche, unite da un asse, lungo 8 piedi, largo 4 pollici e mezzo, spesso 1 pollice, legato sopra ad esse. Il viaggiatore sistema il suo bagaglio dentro alle zucche e mette in acqua l’imbarcazione. Poi si siede a cavalcioni della barra e comincia a remare con le mani. Arrivato a destinazione, egli può caricarsi il màkara sulle spalle e portarlo con sé. Il Dr. Barth mi scrive che una persona abituata a usare questo mezzo di trasporto siede sulla barra confortevolmente e perfettamente in equilibrio, mentre un principiante ha bisogno di appoggiarsi ad una delle zucche, che per fortuna non si capovolgono mai. Al posto delle zucche si possono utilizzare sacche di cuoio piene d’aria oppure contenitori di latta vuoti.
 
    Barche rudimentali- Zattere a vela brasiliane.- E’ difficile immaginare un’imbarcazione più semplice della zattera con la vela che si vede nella figura sottostante, usata dai pescatori brasiliani.
    Canoe.- L’utilizzazione della prima canoa, denominata Rob Roy, attirò una grande attenzione. Da allora in poi, le canoe sono state usate in numerosi viaggi e la loro progettazione è stata migliorata. Esse sono apparentemente fragili, ma nelle mani di viaggiatori attenti, si rivelano molto resistenti.

       

    Canoe di tronchi.- Ricordate la difficoltà di Robinson Crusoe per far galleggiare la canoa che aveva costruito? Per costruire questa imbarcazione, sottile e leggera, occorre scavare accuratamente l’interno di un tronco d’albero con delle asce oppure svuotarlo applicandovi il fuoco. Quest’ultimo procedimento è piuttosto lungo e tedioso. Ad un selvaggio pigro occorrerebbero sicuramente mesi per portare a termine l’operazione. Per dare stabilità alla canoa, è indispensabile fissare un bilanciere al suo fianco prima di metterla in acqua.
    Canoe di assi.- Con tre assi si può costruire una canoa veloce, robusta e graziosa, con la prua e la poppa incurvate e appuntite.  Il sedile del rematore ha una funzione importante nel garantire la giusta inclinazione ai due lati della barca e nel tenerli uniti. Senza di esso, la barca si sfascerebbe. Se il lettore vuole costruirsi una canoa di questo tipo, dovrebbe prima fare un modello in scala più grande possibile, poi, seguendone lo schema, tagliare le assi secondo la misura di rapporto. La bellezza di questa piccola imbarcazione, molto comune in Norvegia, dipende dal taglio delle tavole, allo stesso modo in cui la bellezza di un vestito dipende dal taglio del tessuto. Per costruirla più spaziosa, si possono usare cinque tavole anziché tre. In questo caso, si mettono due sedili.
    Canoe di canne.- Si può costruire una canoa con dei fasci di canne e giunchi, appuntiti alle estremità e strettamente legati fra loro. Il lago Titicaca, in Perù, è ad un’altitudine dove non crescono alberi e gli indiani che vivono sulle sue rive fabbricano canoe di questo genere, utilizzando le canne anche per fare le vele.
    Barche di caucciù.- Sono impareggiabili e sono state usate dai viaggiatori di tutto il mondo perché sopportano ogni tipo di clima. Inoltre, sono impermeabili e gonfiabili. Possono anche trasportare grossi carichi, ma servono soprattutto per portare oggetti di valore, per cacciare, pescare, fare rilievi topografici e, in caso di emergenza, per raggiungere un villaggio al di là di un fiume per chiedere aiuto. Se si capovolgono e si cade in acqua, è molto facile risalire a bordo. Hanno l’unico svantaggio di essere piuttosto lente ed è quasi impossibile remare se c’è vento contrario. Sono state usate con successo nell’esplorazione dell’Artico. Anche Fremont le ha usate sul Lago Salato, in terra mormone. Esse sono anche state impiegate da Livingstone in Sud Africa. Io raccomando un modello piccolo, facile da trasportare e adatto per una, al massimo due persone.

    Barche-canestro.- Cito questo esempio, riportato da Fitzroy, per dimostrare come pressoché qualsiasi oggetto possa essere trasformato in una barca. Un gruppo di marinai, costretti a fabbricarsi un’imbarcazione di fortuna, dopo che la loro era stata rubata nottetempo, utilizzarono un grosso cesto, rivestendolo all’esterno con le loro tende di canapa e tamponando con argilla i punti in cui entrava acqua. Con questa barca pazza, essi furono in grado di restare a galla per diciotto ore.
    Barche di pelle.- Coloro che hanno viaggiato in Perù parlano di un’imbarcazione a forma di vassoio usata dagli indigeni, fatta con pelle essiccata e rialzata ai bordi. Attraverso le asole di cui sono muniti i bordi passa una cinghia, che viene tirata per tenerli sollevati. Il fondo della barca è tenuto teso da alcuni pali sottili posti trasversalmente al suo interno.
    Barche di pelle e vimini.- Le imbarcazioni in pelle sono molto leggere, se si considera che una pelle di manzo pesa appena 45 libbre e sono di grande utilità per discendere lunghi tratti di fiume. Inoltre, vi si può trasportare molto bagaglio. L’unico inconveniente è che marciscono facilmente, se non vengono regolarmente ingrassate e se non vengono fatte asciugare bene appena tolte dall’acqua. Se il viaggiatore ha a disposizione dei vimini, può costruire con questi la struttura di un’imbarcazione da rivestire poi con una pelle. Per formare la struttura della barca, occorrono almeno una dozzina di rami, che devono essere legati, piegati ad arco e piantati nel terreno con entrambe le estremità. Su questa struttura, dalla forma di un guscio di noce appiattito, si gettano le pelli, cucendole ben tese e lasciandole poi essiccare. Al momento di mettere in acqua l’imbarcazione, si tagliano via le punte dei vimini che sporgono. Il Capitano Palliser dice che a due uomini occorrono circa due giorni per portare a termine la costruzione di un’imbarcazione lunga 14 piedi, fatta con una decina di vimini e due pelli.

          

    Barche di corteccia d’albero.- “Staccate un lungo pezzo di corteccia da un pino o da un’altra pianta e, mentre è fresca e flessibile, distendetela a terra come se fosse un lenzuolo. Poi, rialzatela lateralmente, facendo in modo che la parte più morbida della corteccia resti all’esterno. Cucitene insieme le due estremità, calafatando bene le fessure. Alcuni bastoni posti trasversalmente serviranno da sedile per il rematore e completeranno questa barca fai-da-te. Gli indiani d’America sono in grado di costruirla in poche ore e la usano per navigare per centinaia di miglia sulle rapide acque del fiume Mackenzie. Per unire i pezzi di corteccia essi usano le radici fibrose del pino.”
    Canoe di corteccia di betulla.- Questa canoa è fabbricata nell’America del Nord. La sua costruzione richiede grande abilità ed esperienza ed è inutile darne un resoconto dettagliato. Inoltre, non è facile da guidare.

    Altri materiali per barche.- Rame.- E’ un materiale indicato per la costruzione di una barca perché le ammaccature accidentali, per quanto gravi, possono essere riparate senza troppe difficoltà. Per l’esplorazione della Giordania, il Sig. Jordan ha utilizzato barche di rame.
    Lamiera ondulata.- E’ un altro materiale eccellente per costruire barche. Burton stesso ha usato un’imbarcazione di lamiera ondulata per esplorare l’isola di Zanzibar. Però, malgrado la pubblicità che è stata fatta, queste barche non sono mai entrate nell’uso comune e non so dove potreste procurarvene una.
   Trasporto.- In terraferma, le barche inglesi sono sempre state trasportate su ruote, ma potendo essere smontate, esse avrebbero potuto viaggiare più velocemente scomposte e sistemate dentro a casse da imballaggio. Il Sig. Richardson mi scrive di aver trasportato a dorso di cammello una barca in legno, smontata e suddivisa in quattro parti, attraverso il deserto del Sahara, dal Mar Mediterraneo al Lago Ciad. Il Sig. Laird McGregor suggerisce di sistemare la barca dentro ad una struttura portatile di tubi di metallo, da ricoprire con fogli di caucciù procurati sul posto. Nel suo viaggio attraverso la Siria, il Sig. McGregor scelse di trasportare a cavallo la sua canoa. Si procurò due robusti pali lunghi 16 piedi e spessi 3 pollici, li pose a terra in modo parallelo ed alla distanza di due piedi e vi legò due sbarre trasversali lunghe 4 piedi. Scelto il cavallo che sarebbe stato il leader della carovana, gli sistemò sul dorso un largo sacco, ben imbottito di paglia e vi appoggiò la struttura che accoglieva l’imbarcazione. Questo sistema ha permesso di trasportarla per tre mesi, su sabbia, neve, rocce, fango e paludi, ovunque il cavallo potesse andare. La struttura era più elevata davanti, per lasciare spazio alla testa del cavallo sotto la chiglia. Due sottopancia tenevano in posizione la canoa e dei tappeti facevano da imbottitura. Un ragazzo conduceva il cavallo ed un uomo robusto era incaricato di sorreggere i bordi della barca nei passaggi difficili. In caso di caduta, comunque, era la struttura a sopportare il colpo, non la canoa.

    Manovre.- Tirare in secco.- Se dovete tirare a riva una barca e avete soltanto pochi uomini a disposizione, fate scorrere sotto ad essa, in acqua, un carro o un’altra struttura su ruote. La manovra sarà molto meno faticosa.
    Rimorchiare un’imbarcazione.- Nel disegno è mostrato come si può legare una gomena da rimorchio ad una barca che non ha albero. Si assicura il cavo da rimorchio, legato a poppa, ad un palo curvo fissato ad uno dei sedili per rematori. In questo modo, la linea d’azione del cavo sull’asse della barca è corretta e la barca si mette da sola nella giusta direzione.
    Raffiche di vento.- Quando il vento soffia contro di voi - sui fiumi il vento soffia quasi sempre da davanti o da dietro, raramente di fianco- tagliate dei grossi rami e legateli alla prua della barca. Poi, lanciateli fuoribordo, assicurandovi che affondino bene nell’acqua. La forza della corrente su di essi controbilancerà quella del vento sulla barca.

          

    Governare una barca al buio.- Se in una notte buia state navigando su di un fiume che attraversa una foresta, di tanto in tanto colpite bruscamente l’acqua e ascoltate l’eco del suono. Se la ripercussione non vi arriva all’orecchio quasi contemporaneamente da entrambe le sponde, vuol dire che non siete al centro del fiume, ma pericolosamente vicini ad una delle rive. Questo sistema è stato impiegato per guidare fuori pericolo delle barche sorprese dalla nebbia.
    Serpenti sugli alberi.- Quando si naviga su fiumi costeggiati da alberi i cui rami ospitano serpenti, bisogna fare attenzione a non avvicinarsi troppo a riva, perché il sartiame, urtando contro le fronde, potrebbe farli cadere sulla barca.
 
    Come ripararsi.- Sotto coperta.- La copertura a botte di un carro può diventare il tetto di una barca, se è di almeno due piedi più larga dello scafo. L’intelaiatura può essere fissata al prolungamento dei sedili dei rematori o a qualche sporgenza che si trovi all’esterno della barca. Questo tipo di copertura è spaziosa e non disturba i rematori. E’ anche un’eccellente riparo per dormire la notte.
    Vele trasformate in tende.- Una vela può essere trasformata in una tenda, con l’aiuto di una struttura sulla quale appoggiarla. L’intelaiatura potrebbe essere formata da un paio di remi legati all’albero. L’insieme può essere reso più stabile con delle corde e dei paletti di rinforzo, ai quali assicurare la vela.
 
 

 
 
    Guadi.- Per diminuire il rischio di essere trascinati via dalla corrente impetuosa quando si attraversa un fiume, si possono tenere in mano delle grosse pietre. Il loro peso sarà di aiuto a contrastare la forza della corrente. In verità, più il guado è profondo, maggiore è il peso di cui si ha bisogno, dato che l’acqua tende ancora di più a spingere il corpo verso l’alto e a farlo galleggiare. Un fiume profondo più di tre piedi (quattro per i cavalli), non può essere guadato.

       

    Per trovare un guado, si deve legare a poppa della barca un palo che misuri la profondità dell’acqua. L’imbarcazione deve avanzare verso il centro del fiume, fino a quando lo scandaglio non tocca il fondo. Conviene cominciare a cercare il guado nel punto in cui il fiume è più largo e dove il corso d’acqua ha una forte sinuosità. Qui la striscia d’acqua bassa non va diritta verso la sponda opposta, ma segue la direzione di una linea che congiunge un promontorio su di una sponda a quello più vicino della sponda opposta. Essa va da A a B o da B a C e non in linea retta da B a b, da A a a, o da C a c. Nei punti dell’ansa a b c l’acqua scorre profonda e spesso fra sponde a strapiombo, mentre nei punti A, B e C l’acqua è invariabilmente poco profonda, a meno che non vi sia una roccia sporgente.
    
    Per attraversare un terreno insicuro.- Paludi.- Prima di attraversare un terreno paludoso con un carro, fate riposare gli animali e lasciateli pascolare. Nel frattempo, tagliate delle canne, che di solito abbondano in questo tipo di terreno, legatele in fascine e ricoprite con esse il suolo dove devono passare i carri. Quando ne avete sparpagliato uno spesso strato, conducetevi sopra il bestiame e fatelo andare avanti e indietro, per calpestare bene le canne e rendere questa strada abbastanza solida da sopportare il peso del carro. Se non trovate delle canne, costruite una struttura simile ad una scala a pioli e sistematela sul terreno, sopra ai segni dei solchi delle ruote. Se possibile, riempite con fasci d’erba gli spazi fra un piolo e l’altro.
    Staffetta.- Quando si deve trasportare del materiale su di un terreno difficile come le dune, le spiagge di ciottoli, il fango, gli acquitrini, i ripidi tratti montani o i letti sassosi dei torrenti in secca, è uno spreco di tempo e di fatica costringere gli uomini ad andare avanti e indietro con carichi sulle spalle. Essi dovrebbero invece disporsi lungo una linea, alla distanza di circa sei-sette piedi l’uno dall’altro e passarsi gli oggetti di mano in mano senza spostarsi.
    Strade di assi.- “I sentieri paludosi, lungo i quali le persone sono costrette ad arrancare come le mosche sulla melassa, possono facilmente e quasi magicamente, essere trasformati in una strada ampia e solida quanto Regent Street. Il metodo è molto semplice e viene adottato in tutte le colonie di recente formazione, appena i fondi a loro disposizione lo permettono. Un piccolo gruppo di uomini, con magli e pale, prepara velocemente un sentiero in terra battuta. Man mano che essi procedono, altri uomini dietro a loro sistemano sul terreno quattro o cinque file parallele di grosse travi, alla distanza di quattro o cinque piedi. Appena le travi sono in posizione, vi si appoggiano sopra delle robuste assi, l’una accanto all’altra e su di esse viene gettata della sabbia, che dà al tracciato l’aspetto di una strada asfaltata. Essa viene immediatamente utilizzata per far avanzare i carri che trasportano i materiali necessari alla sua costruzione. L’opera procede alla stessa velocità di un vecchio gentleman affetto da gotta. Questa strada di assi ha una durata di dieci-dodici anni. Poiché le assi non sono inchiodate alle traverse, è molto semplice da riparare, anche se è di rado necessario .”
    Neve.- Sir R. Dalyell mi scrive che i mulattieri di Erzoroum stendono una gualdrappa davanti agli animali che hanno smarrito la strada e sono finiti nella neve profonda. I muli vi camminano sopra e riescono facilmente a levarsi d’impaccio. Io ho sperimentato con successo questo metodo su me stesso, quando mi sono ritrovato a camminare su profondi cumuli di neve.
   Ghiaccio sottile.- Per rinforzare uno strato di ghiaccio sottile, vi si deve gettare sopra uno spesso strato di canne, sul quale versare dell’acqua. Si attende che si formi il ghiaccio e, per renderlo abbastanza solido da reggere un carro, si ripete più volte l’operazione.
    
    Ponti.- Ponti volanti. Sono molto conosciuti. Si deve legare l’estremità di una lunga corda ad una roccia e l’altra estremità al traghetto, che così riceve di traverso la forza della corrente e può attraversare il fiume da una sponda all’altra, procedendo obliquamente.
   Ponti di alberi.- Se dovete attraversare un corso d’acqua stretto, sulle cui sponde crescono alberi dal tronco alto quanto l’ampiezza del suo letto, potete costruire un ponte abbattendone uno. Fatelo cadere sull’acqua con la cima nella direzione da cui arriva la corrente, in modo che sia l’acqua stessa a portare la pianta contro la sponda opposta. Si forma così una rudimentale via di comunicazione. Se la pianta non riesce a reggere il peso di un uomo, per rinforzarla conficcate in mezzo ai suoi rami alcuni pali fatti a forcella.

          


 
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