Nascondigli - Galton - Viaggiare e sopravvivere di Graziella Martina

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    E’ abbastanza facile fare la scelta del luogo per nascondere oggetti e provviste. La cosa difficile è cogliere il momento giusto per occultare le proprie cose. L’occasione per questo lavoro deve essere decisa con la massima cura, per non farsi scoprire dai nativi affamati e dediti al furto, che seguono con attenzione costante tutti i movimenti del gruppo. Dopo che la spedizione ha levato le tende, essi perquisiscono il luogo del bivacco, alla ricerca di ogni cosa che possa essere portata via. Anche gli animali da preda, come le iene, i lupi e i cani selvatici, guidati dal loro olfatto, arrivano ad ogni cosa che emani odore e che non sia stata sotterrata con cura.
I nativi di Ceylon, quando vogliono nascondere la carne essiccata della selvaggina, la fanno a pezzi, la sistemano nel cavo di un albero, poi la ricoprono di miele e richiudono la cavità con argilla.
Il signor Bourgeau, il botanico al seguito della spedizione del capitano Palliser sulle Montagne Rocciose, seppellì delle piante essiccate. Esse restarono sotto terra per dieci mesi, senza subire il minimo danno.
    Terreno smosso.- Durante i saccheggi, per conoscere i luoghi nei quali gli abitanti della città avevano nascosto i loro tesori, i soldati bagnavano i punti del terreno che sembravano sospetti. Se la terra affondava, voleva dire che era stata scavata da poco, probabilmente per sotterrarvi qualcosa in tutta fretta. Se volete evitare che vi succeda la stessa cosa e che, al primo acquazzone, il terreno nel quale avete scavato la buca ceda e riveli la collocazione del ripostiglio, non limitatevi a ricoprire la buca con la terra rimossa.

    Nascondigli.- Il terreno più adatto per ospitare un nascondiglio è quello sabbioso o ghiaioso, perché è più asciutto ed è facile da scavare. Se gli oggetti da nascondere sono chiusi dentro a scatole di latta, queste possono essere sistemate nelle spaccature della roccia, dentro a vecchie tane o nei formicai. Alcune cose possono essere nascoste sott’acqua, senza che subiscano danni. Il criterio che deve orientare la scelta è quello della possibilità di cancellare ogni traccia del ripostiglio. Potete seppellire gli oggetti nel terreno sottostante il pavimento della vostra tenda, dopo averli messi in una scatola o averli avvolti in un tessuto impermeabilizzato. Per cancellare le tracce, lasciate per qualche giorno la tenda nello stesso posto e cercate di calpestare bene il terreno. Poi, recintate il punto in cui l’avevate montata e fate pascolare il bestiame, che non tarderà a cancellare completamente ogni eventuale traccia residua. Se vi trovate in un paese infestato dai moscerini, accendete un fuoco che faccia molto fumo. I cavalli si avvicineranno immediatamente per trarne beneficio e, con le loro zampe, cancelleranno le tracce del nascondiglio. Un altro metodo è quello di accendere il fuoco del campo proprio sopra al luogo dell’occultamento. Però i nativi sono a conoscenza di questo stratagemma, quindi il sistema non è molto sicuro. Non usate mai la pelle per avvolgere le cose da nascondere perché gli animali ne percepiscono l’odore.

              
 
    Nascondigli per piccole cose.- Per nascondere un oggetto di piccole dimensioni, piegate fino a terra la punta un piccolo albero, legate il vostro fagotto al ramo più alto e poi lasciatelo andare. Alberi come l’abete rosso offrono un buon riparo alle cose nascoste fra i loro rami.
    Nascondigli per cose grandi.- Una barca o un carro si possono seppellire nella sabbia oppure si possono spingere dentro a canneti o a cespugli. Una piccola isola, ricoperta da un fitto canneto, rappresenta un luogo ideale per questo tipo di cache.
    Doppio nascondiglio.- Se avete l’impressione che i vostri movimenti siano spiati, preparate due nascondigli. In uno, mettete alcune cose di scarso valore, che facciano da diversivo. Nell’altro, scelto e mimetizzato con maggiore cura, sistemate gli oggetti più preziosi. I ladri scoprono abbastanza in fretta il primo nascondiglio e spesso si accontentano di quello che trovano, senza andare oltre nelle loro ricerche.
    Come ritrovare gli oggetti nascosti.- Prima di rimettervi in viaggio, controllate con la bussola la posizione che avete scelto per il nascondiglio e trascrivetela sul taccuino. Contrassegnate un albero, in modo che siate in grado di riconoscerlo successivamente. Se non vi sono alberi, scavate intorno alla buca un solco poco profondo, lungo tre o quattro piedi, che riempirete di ramoscelli o di canne. Poi, scavate nelle vicinanze un altro solco a forma di croce. Questi solchi, dall’apparenza naturale, non attireranno l’attenzione dei nativi, perché sembreranno essersi formati per caso. Il signor Atkinson suggerisce di adottare una variazione del sistema impiegato negli Urali, per delimitare i confini delle miniere. Esso consiste nello scavare un fossato attorno al nascondiglio e nel riempirlo di piccoli pezzi di carbone. Questa sostanza ha una durata lunghissima e non la si può manomettere senza lasciare segni.
    Gioielli sotto pelle.- Per avere a disposizione un piccolo capitale, nel caso in cui tutto il resto fosse rubato, prima di partire per un paese ricco, ma non perfettamente civilizzato, alcuni viaggiatori seppelliscono dei gioielli nella propria carne. Il luogo più indicato è l’avambraccio sinistro, proprio dove ci sono i segni delle vaccinazioni. La pelle si ispessisce intorno ai preziosi, proprio come fa sopra ad un proiettile. I gioielli non devono avere i bordi taglienti. Sarebbe comunque meglio non inserirli direttamente sotto la pelle, ma metterli dentro a un tubicino d’argento, per non provocare irritazioni nella cute. “Gli Arabi a volte portano con sè delle catene d’oro, che nascondono in una vecchia pelle sporca, cucita sotto la cintura. Quando hanno bisogno di soldi, tagliano uno degli anelli e lo vendono.” (Burton.)

              



    Fusto del fucile.- “E’ un ottimo ripostiglio per piccoli oggetti di valore. Svitate il poggiaguancia e sistemate l’oggetto che volete nascondere, strettamente avvolto in un tessuto, nell’anima del fucile, fra la testa dell’otturatore e la bocca dell’arma. Poi, rimettete a posto il poggiaguancia, riavvitandolo.” ( Peal.)
 
    Messaggi di segnalazione.- Quando volete attirare l’attenzione dei vostri compagni su di un messaggio che non volete sia scoperto dai nativi, potete incidere, dipingere o marchiare a fuoco sopra a un albero una frase come questa:
I selvaggi dedicano grandi cure a cancellare ogni segno lasciato dall’uomo bianco, intrattenendo forse pensieri come quelli di Morgiana, nel racconto I quaranta ladroni, delle “Mille e una notte”. Sarebbe perciò molto imprudente limitarsi ad un solo segnale. Il gruppo di esploratori assegnato ai rilevamenti geografici dovrebbe essere munito di un ferro da marchio, di lettere mobili e di vernice, per poter segnare molti alberi, in diversi punti e in diversi modi. Due ore spese a disseminare il territorio di segnali, servono a contrastare gli effetti di una cancellazione fatta a casaccio dai non metodici selvaggi. Un segno che attira immediatamente l’attenzione e palesa il passaggio di un europeo è quello fatto con una sega. I selvaggi, infatti, non usano seghe.
Un sistema impiegato occasionalmente nelle spedizioni artiche consiste nell’usare come nascondiglio un punto situato alla distanza di dieci piedi in direzione del nord geografico (e non del nord magnetico) a partire da un tumulo di pietre o da un altro segno. Per indicare il punto esatto dal quale cominciare a misurare, di solito si scava un piccolo solco in direzione nord. E’ un metodo che merita di essere adottato, con qualche modifica, in tutti i viaggi. Il messaggio potrebbe consistere in una breve frase, che indichi il luogo dove è sepolta la lettera, ed essere inciso o puntinato sopra a una lastra di piombo, ricavata dalla fusione di due o tre proiettili. Questa tavoletta dovrebbe poi essere arrotolata e infilata dentro ad un grosso paletto da tenda con la testa asportata, piantato profondamente nel terreno per sottrarlo alla vista e alle ricerche di coloro che non ne sono i destinatari.

    Come proteggere le lettere dall’umidità.- La cosa migliore sarebbe di scrivere su delle lastre di piombo, che sono molto resistenti. Se usate della carta, avvolgetela dentro a un pezzo di tessuto incerato e mettetela in una bottiglia di vetro con il tappo sigillato o in un vaso di argilla. Se il foglio da proteggere è molto sottile, arrotolatelo stretto e infilatelo dentro al calamo di una penna. Per sigillarlo, fate aderire i bordi della parte basale, riscaldandoli e schiacciandoli con due sassi.

         

    Scrittura ideografica.- In America, dove molti eccellenti guardaboschi sono analfabeti, per comunicare si usa una sorta di rozza scrittura ideografica. Il disegno di un uomo con una lancia o un arco, indica un selvaggio. Quello di un uomo con un cappello e un fucile corrisponde a un europeo. Con le linee si rappresentano i numeri, la punta di una freccia indica la direzione. Vi sono molte informazioni che possono essere scambiate attraverso gli ideogrammi, senza bisogno di ricorrere a sofisticati segni simbolici.
 
    Nascondigli per i viveri.- La distanza a cui può spingersi un esploratore in un paese arido e disabitato dipende dalla quantità di viveri sulla quale egli può contare. Metà delle razioni gli serviranno all’andata, metà al ritorno. Se egli viaggia con un portatore, all’andata possono usare entrambi le derrate di quest’ultimo. Quando una metà dei viveri è stata consumata, si divide l’altra metà in parti uguali. Una serve al portatore per il rientro all’accampamento, l’altra viene nascosta sul posto e servirà al viaggiatore per sostentarsi al ritorno. In questo modo, egli parte con le sue provviste intatte, come se partisse dal campo. Questo metodo può essere adottato anche da un grande gruppo. Con successive suddivisioni, si può arrivare a raggiungere posizioni distanti dal campo parecchi giorni di cammino. Affinché questo sistema funzioni, bisogna rimandare indietro ogni volta il minor numero possibile di persone. Inoltre, bisogna farlo quando la metà delle loro provviste sono state consumate da tutto il gruppo.

 
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