L'Arte di Viaggiare - Art of Travel - Francis Galton


Vai ai contenuti

Come fanno a non odiarci?

Namaste Nepal

In Nepal sono venuta meno ad una delle regole fondamentali dei miei viaggi all’estero: mai entrare in un ristorante italiano né mangiare piatti di origine nostrana adottati da altri ristoranti. Sono sempre stata curiosa di assaggiare sapori nuovi e molti paesi asiatici come la Cina, l’India, la Malesia, la Thailandia, l’Indonesia hanno una tradizione culinaria di alta qualità e creatività. Ma non il Nepal. A parte il solito riso e lenticchie o le patate bollite, non c’è nulla. I ristoranti per turisti si sono adeguati: offrono cucina messicana, francese, americana e, naturalmente, italiana.
Un giorno in cui sedevo sulla terrazza dello Snow Land a Pokhara sorseggiando un bicchiere di Birra St. Miguel (!) ghiacciata e scorrendo il menù alla ricerca di qualcosa di appetibile, mi è caduto lo sguardo su di un primo chiamato ‘Spaghetti Milanese’. Che saranno mai? Chiedo al cameriere.
Lui mi dice che sono dei noodles cinesi con formaggio di yak, pomodoro fresco e bistecca, serviti direttamente nella padella. Decido di provare.
Lui scende in cucina ad ordinarli, poi ritorna e ci mettiamo a parlare.
E’ un Gurung, gruppo etnico numeroso qui a Pokhara. Lavora qui da due anni e guadagna 300 rupie al mese per 14 ore di lavoro al giorno, 7 giorni su 7. Un suo collega che è qui da 7 anni, ne guadagna 650. Il proprietario del ristorante è un tibetano e, per i miei spaghetti milanese e la birra, incassa 150 rupie, la metà dello stipendio mensile di Ram. Come fa ad essere così gentile e dolce verso di me quando si è appena visto passare sotto il naso una somma, andata per un solo pasto, per guadagnare la quale lui deve lavorare 70 ore?
E’ anche vero che, per poterlo pagare di più, il personale dovrebbe essere di meno. In questo periodo, infatti, di ‘bassa stagione’ turistica, in questo come in altri ristoranti ci sono più camerieri che clienti. Assumerne di meno, vorrebbe dire lasciare ancora più persone disoccupate. Purtroppo solo quegli sbruffoni che cominciano i loro discorsi con “… Eh, se ci fossi io al Governo!”, sono in grado di risolvere di colpo i problemi del mondo. Questo non significa che si debbano ignorare o, tantomeno giustificare, le ruberie, le disonestà che, famiglia reale in testa, hanno lasciato il paese a terra. E non sono certo i
volunteers americani con stipendio di 75.000 dollari all’anno e parco con tutti gli impianti sportivi a disposizione proprio di fronte al Palazzo Reale, che aiuteranno il paese a migliorare la sua economia.


Torna ai contenuti | Torna al menu