Acqua - Galton - Viaggiare e sopravvivere di Graziella Martina

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    Osservazioni generali.- Nei paesi in cui è difficile viaggiare, la preoccupazione maggiore di un esploratore è quella di procurare l’acqua per sé e per il suo gruppo. Nelle regioni raramente visitate dalla pioggia, in cui non è rimasta acqua in superficie, il viaggiatore deve scavare un pozzo, là dove vi sono segni della presenza di una falda acquifera in profondità.
    Soste prudenti.- Una buona regola generale, quando si viaggia in paesi aridi e si trova l’acqua dopo almeno tre ore di viaggio, è quella di fermarsi per la notte. E’ meglio trarre profitto dalla situazione ed essere contenti del percorso fatto, piuttosto che proseguire e rischiare di non trovare altre fonti di approvvigionamento.
    Pulizia vicino alle fonti e ai pozzi.- Non gettate mai immondizia in prossimità delle sorgenti e incoraggiate nel vostro gruppo il sentimento maomettano di rispetto per la purezza dell’acqua da bere. I viaggiatori esperti di solito campeggiano ad una certa distanza dai luoghi d’approvvigionamento d’acqua, organizzandone il trasporto al campo.

       

    Segni della presenza dell’acqua.- La capacità che hanno i viaggiatori esperti di scoprire la presenza dell’acqua è tale da sembrare quasi un istinto particolare, come quello degli animali.
    Cani e bovini.- I cani hanno una straordinaria capacità di trovare l’acqua. Spesso, il fatto di averli visti rianimati dopo una lunga giornata di viaggio, ha attirato l’attenzione su di una polla, che non sarebbe stata altrimenti notata. I bovini, invece, non sempre sono affidabili. A volte essi puntano dritti a una sorgente, camminando per miglia e miglia in un paese sconosciuto, altre volte, come sottolinea il viaggiatore australiano Dr. Leichardt, il loro istinto è più incerto.
    Uccelli.- Gli uccelli acquaioli e i pappagalli sono provetti cercatori d’acqua. Gli uccelli del deserto bevono al crepuscolo e danno nuova fiducia al viaggiatore esausto. Al calar della notte, quando egli ha ormai rinunciato a cercare una sorgente, il volo di questi uccelli gli dice dove trovarla.
 
    Neve da bere.- L’uomo non può sopravvivere a lungo inghiottendo neve o ghiaccio per dissetarsi. Così facendo, anziché calmare la sete, egli ne aggrava il terribile tormento e, quel che è più grave, affretta la propria morte. Soltanto i cani degli esquimesi e gli animali dell’Artico riescono a vivere consumando neve al posto dell’acqua. Normalmente, la neve causa disturbi all’apparato digerente degli animali. Per scioglierla, lo stomaco ha bisogno di una grande quantità di calore e un boccone di neve sottrae molto calore all’organismo.
 
    Altri modi per dissetarsi.- Un acquazzone è un’occasione per bere. Basta allargare per terra i propri vestiti e poi succhiare l’acqua di cui si sono impregnati. Per farne scorta, invece, dovete legare i quattro angoli di un lenzuolo a dei supporti e gettare dei proiettili al centro. L’acqua scorrerà verso quel punto e colerà in un secchio posto al di sotto. Anche un ombrello rovesciato serve allo scopo. Non bisogna però bere la prima acqua che filtra da esso, nauseante e dannosa alla salute, come lo sarebbe quella che passa attraverso abiti che non sono stati lavati per lungo tempo. La corolla a forma di anfora di molti fiori tropicali trattiene l’acqua piovana per alcuni giorni. Ricordo che esporsi nudi alla pioggia aiuta a calmare la sete.

       

    Acqua di mare.- Molti marinai, alla deriva dopo un naufragio, si sono salvati tenendo i propri vestiti costantemente bagnati di acqua di mare. Tuttavia, dopo qualche giorno, il gusto nauseante dell’acqua salata è percettibile anche nella saliva e diventa insopportabile. Almeno, questa è l’esperienza del chirurgo della nave ‘Pandora’.
    Rugiada.- In riva al mare è particolarmente abbondante e la si può raccogliere allo stesso modo dell’acqua piovana. Nel 1850, nel deposito di Angra Pequena, nell’Africa Sud Occidentale, si utilizzava la rugiada raccolta sul tetto per rifornirsi d’acqua. Gli Australiani che vivono vicino al mare vanno fra i cespugli con un grosso pezzo di corteccia e una manciata d’erba, per raccogliere dalle foglie le gocce di rugiada. Per lo stesso scopo, Eyre usava una spugna. Sembra che si sia salvato la vita con questo sistema.
    Fluidi animali.- Quando ci si trova in una situazione di emergenza, si può bere il liquido contenuto nello stomaco di un animale abbattuto. Esso ha il sapore del mosto di malto prima della fermentazione. Il Sig. Darwin scrive di persone che, dopo aver cacciato le tartarughe, hanno bevuto l’acqua, pura e dal sapore dolce, contenuta nel loro pericardio. Il sangue è considerato alla stregua di cibo solido, non di sostituto dell’acqua, a causa del suo contenuto salino.
    Fluidi vegetali.- I nativi e gli animali utilizzano la linfa degli alberi e la polpa delle radici, come sostituti dell’acqua. Il viaggiatore dovrebbe interrogare gli indigeni, per sapere di quali radici egli si può servire nel paese in cui si trova.
 
    Per depurare l’acqua.- Se l’acqua è fangosa, la si deve filtrare e trattare con l’allume. Se è putrida, la si deve bollire e mischiare con del carbone di legna, oppure esporla al sole e all’aria. La cosa migliore sarebbe di usare tutti e tre i metodi contemporaneamente. Se l’acqua è salmastra, la si deve distillare.
    Come filtrare l’acqua fangosa.- Se il luogo dove attingete l’acqua non è che una pozza fangosa e sporca, prendete una manciata d’erba, legatela stretta a forma di cono e immergete la parte più larga nella pozzanghera. Poi capovolgetela e raccogliete il filo d’acqua che scende dalla punta. Questo metodo è usato dai Boscimani dell’Africa sud-occidentale. Intorno ai loro pozzi, infatti, è possibile vedere grandi quantità di questi piccoli fasci, gettati via dopo l’uso. (Andersson) Si può anche coprire la propria tazza con un fazzoletto e usarlo come filtro per bere. Per filtrare maggiori quantità d’acqua, il sistema migliore è quello di fare tanti buchi in una botte e di sistemarne al suo interno una più piccola, alla quale sia stato tolto il fondo. Dopo aver riempito con erba lo spazio fra i due recipienti, li si deve immergere in uno stagno. L’acqua entrerà dai fori del barile più grande, filtrerà attraverso l’erba e giungerà in quello più piccolo limpida e depurata. Se avete a disposizione un solo recipiente, dovete fare i buchi soltanto nella parte inferiore e riempirlo per metà di sabbia ed erba, a strati alternati. L’acqua si depurerà passando attraverso ad essi. Anche una borsa di tessuto grezzo, tenuta aperta con un cerchione di ferro e immersa nel fango con un sasso al fondo, può fungere da depuratore. Le sostanze più comuni da usare come filtri sono la sabbia, la spugna, la lana e il carbone di legna. Quest’ultimo, non soltanto trattiene le impurità solide, agendo da filtro meccanico, ma assorbe anche i gas da putrefazione. Il Dr. Rae mi scrive che nelle regioni artiche si usa la neve per filtrare l’acqua.

      
 
     Per calmare la sete.- I rimedi per questa febbre del palato non sono necessariamente dei liquidi da bere.
   Stimolare la salivazione.- Per mitigare la sensazione di sete, bisogna cercare di mantenere la bocca umida, stimolando la salivazione. Per fare questo, si può masticare una foglia o tenere in bocca un proiettile o un sasso liscio, come un ciottolo di quarzo.
    Grasso e burro.- In Australia, in Africa e nell’America del Nord, vi è l’abitudine portarsi dietro una piccola quantità di grasso o di burro, da mangiare quando si ha sete. La materia grassa agisce sulle membrane riarse della bocca e della gola allo stesso modo della crema emolliente sulle mani
    Mantenere la pelle umida.- Se si ha la possibilità di mantenere la pelle del corpo costantemente umida, si può stare a lungo senza bere. Non importa che l’acqua sia salata o non potabile, basta immergervi dentro gli abiti o anche soltanto un fazzoletto, da sistemare intorno al collo.
    Impedire l’evaporazione.- Per prevenire l’inaridimento delle labbra e la secchezza della bocca, gli Arabi tengono la bocca coperta da un tessuto.
    Regime.- Bevete molto prima di partire. Poi, prendete l’abitudine di bere, a lunghi intervalli, grandi quantità di acqua.
   In caso di disidratazione.- Somministrate l’acqua a cucchiaini. La persona disidratata è spinta a bere a grandi sorsate, ma queste sono dannose per il suo stomaco indebolito. Tenete umido il suo corpo.
 
    Contenitori.- Osservazioni generali.- Per compensare i liquidi persi con la traspirazione, nei paesi caldi è necessario bere molto, soprattutto i primi giorni di viaggio, quando l’organismo è meno adattato all’alta temperatura. Bisogna calcolare che la razione giornaliera per un europeo è di almeno due quarti d’acqua il primo giorno, un quarto e mezzo il secondo giorno, e così via, fino al mezzo quarto, che è il minimo indispensabile, l’ultimo giorno. Oltre ai recipienti per trasportare l’acqua, ce ne vogliono altri per sotterrarla, come riserva per il viaggio di ritorno.
    Riempire i recipienti.- “Qualsiasi cosa vi dicano i nativi circa l’esistenza di fonti lungo il percorso, non credetegli. Riempite con risolutezza e determinazione tutte le ghirbe e i sacchi impermeabili che avete a disposizione.” (Baker.)
    Piccoli contenitori.- Bisogna sempre avere con sé barili, recipienti di latta e borse impermeabili, perché nessun indigeno, per quanto ingegnoso, è in grado di costruirli. Alcuni tipi di recipienti per l’acqua possono essere: una borraccia di pelle di maiale, di capra o di cane, con un beccuccio di legno; una borsa di canapa, cosparsa di grasso all’esterno; una bottiglia del seltz, debitamente avvolta in una fodera di pelle, per proteggerla dai colpi. Anche le zucche, le noci di cocco e le uova di struzzo sono eccellenti fiaschette. I Boscimani del Sud Africa fanno grande uso dei gusci di uova di struzzo come contenitori per l’acqua. Dopo averli tappati con erba o cera, essi li sotterrano in determinati punti del deserto, che diventano depositi d’acqua. Il senso dell’orientamento di questi uomini è tale che non si sbagliano mai sul luogo del nascondiglio.

       

    Come mantenere fresca l’acqua.- I recipienti di terracotta, grazie alla loro porosità, mantengono l’acqua fresca, ma non durano a lungo, perché sono molto fragili. Inoltre, se si pone al loro interno dell’acqua fangosa, i loro pori si ostruiscono. Gli Arabi usano una borraccia, detta zemsemiah, che tengono appesa dalla parte in ombra del cammello. L’acqua viene mantenuta fresca dall’evaporazione, che però è causa di spreco.
    Secchi e affini.- Per trasportare acqua per brevi distanze, si può costruire un secchio fatto con un pezzo di corteccia e un fondo di legno. Anche un pezzo di tronco con l’interno scavato può sopperire alla bisogna. Le borse usate come secchi dai pompieri francesi sono munite all’interno di un tessuto oleoso per renderle maggiormente impermeabili. Sul fiume Snake, si costruiscono brocche impermeabili utilizzando delle radici arrotolate a spirale e strettamente legate l’una all’altra.
   Come riparare le borse per l’acqua.- Se un recipiente di cuoio è forato e perde acqua, bisogna calafatare il buco con un cuneo di legno o uno straccio impregnato di cera, come è mostrato nelle due figure successive. Se lo squarcio è grande, bisogna stringere i bordi della lacerazione, farvi passare uno spino e legare uno spago sotto ad esso. Lo spino impedisce allo spago di scorrere via. Se avete con voi l’occorrente per cucire, rattoppate lo strappo, come si vede nella figura in basso.

    Borraccia ammaccata.- Riempitela con dei legumi o dei semi di senape secchi. Poi, versatevi dentro dell’acqua e tappatela bene. Dopo qualche ora, i semi cominceranno a gonfiarsi, premendo contro le pareti schiacciate della borraccia e riportandole alla loro forma originaria. Bisogna fare attenzione a intervenire al momento giusto, per evitare che il processo di rigonfiamento vada troppo oltre, provocando lo scoppio della borraccia.
   Turaccioli e zipoli.- Fate un buco al centro del tappo della borraccia e chiudete questa apertura con uno zipolo di legno o di osso. Sarà molto comodo per bere. Se la bocca della borraccia è al di sopra del livello dell’acqua, anche un tappo imperfetto sarà sufficiente a impedire il traboccamento e l’evaporazione.
    Bere in cammino.- Quando si è a cavallo, su un carro o in marcia, bere diventa scomodissimo. Io avevo l’abitudine di portare con me in viaggio una cannuccia di caucciù. Quando volevo bere, la infilavo nella borraccia e succhiavo l’acqua, come fanno gli insetti con la proboscide. Sir S. Baker dice che le genti di Unyoro “portano con sé in viaggio una zucca di forma allungata, riempita di sidro di banana. Essi infilano una canna attraverso il tappo, formato da un ciuffo di paglia. In questo modo, la bevanda può essere succhiata mentre si cammina, senza che il contenuto trabocchi.”
 
           


 
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