Abbigliamento - Galton - Viaggiare e sopravvivere di Graziella Martina

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   Osservazioni generali.- Poiché la varietà dei capi di vestiario è infinita, io mi limiterò qui a dare alcuni consigli e a descrivere un abbigliamento-tipo, adottato con soddisfazione da un viaggiatore di grande esperienza. La possibilità di realizzare uniformi dall’aspetto gradevole, dal prezzo basso e adatte a climi diversi, è stato studiato dalle autorità militari di vari paesi. In anni recenti, le uniformi degli Alpini e le divise di Garibaldi e dei suoi volontari, le famose Camicie Rosse, costituiscono un esempio di abbigliamento adatto a un viaggiatore che badi soprattutto alla praticità.
 
    Materiali.- Flanella.- L’importanza di indossare indumenti di flanella è dimostrata dalle statistiche, ricavate dagli appunti dei viaggiatori. La lista di coloro che si sono ammalati o sono morti durante una spedizione include un gran numero di persone che non portavano flanella sulla pelle.

       

    Cotone.- Se viaggiate in paesi dal clima caldo umido o se la flanella vi irrita la pelle, è preferibile indossare abiti di cotone. Le persone che vivono ai tropici e vestono abiti civili indossano per lo più camicie di cotone.
    Lino.- Ha la caratteristica di raffreddarsi immediatamente sulla pelle. Se si prevede di sudare, è meglio non indossare abiti di lino, perché può essere pericoloso. Le guide svizzere della vecchia scuola, che indossavano casacche di lino, avevano un vero terrore del coup d’air. Per lo stesso motivo gli italiani temono il fresco della sera. Coloro che indossano flanella, invece, sono molto meno sensibili alla temperatura esterna.
    Cuoio.- Un abbigliamento in pelle rappresenta la protezione migliore da tutti i tipi di spine, anche le più robuste. In zone ove si praticano la caccia o la pastorizia è molto facile procurarsi delle pelli di buona qualità e trovare persone capaci di cucirle insieme con grande perizia, dopo che voi le avrete tagliate seguendo il modello di un vostro vecchio abito.
    Corteccia d’albero.- La corteccia fibrosa di alcuni alberi può essere trasformata in tessuto. Il signor Baker mi scrive che gli abitanti di Unyoro usano la corteccia dell’albero di fico. La mettono prima in acqua, poi la pestano con un maglio, per eliminare o ammorbidire le parti più dure. Alla fine, la corteccia assume l’aspetto del velluto a coste ed il colore del cuoio conciato ed ha la morbidezza del cotone.
    Colore e calore.- Sotto il solleone, gli indumenti di colore scuro tengono più caldo di quelli di colore chiaro. Quindi, una persona che voglia garantire al suo corpo una temperatura il più possibile bassa, deve indossare colori chiari. I colori chiari, ideali anche per fare dello sport, spiccano meno di quelli scuri. Molti animali selvatici sono di colore chiaro, fulvo, tigrato o con macchie sfumate, perché se avessero colori più decisi ed evidenti, avrebbero maggiori difficoltà a mimetizzarsi e sarebbero più spesso vittime dei predatori.

    Calore dei diversi materiali.- L’infaticabile signor Rumford ha fatto una serie di esperimenti sulla conduttività del calore di alcuni tessuti. Ha posto un termometro al mercurio dentro ad un tubo di vetro terminante con un globo. Il bulbo del termometro stava al centro del globo, riempito con il tessuto del quale si doveva stabilire la conduttività. Lo strumento veniva quindi riscaldato in acqua bollente e, subito dopo, immerso dentro a ghiaccio tritato misto a sale.
    Impermeabilizzazione dei tessuti.- I tessuti possono essere resi parzialmente impermeabili strofinandone il rovescio con della schiuma di sapone. Una volta asciutti, si deve ripetere l’operazione con dell’allume. In questo modo, le parti oleose del sapone vengono decomposte e si distribuiscono tra le fibre del tessuto.
    Ignifugazione.- Prima di tutto, ogni materiale necessita di essere trattato con sostanze ignifughe particolari. Per il legno, per esempio, occorrono il borace, l’allume, il vetro solubile e il fosfato di ammonio. Purtroppo questi sali non sono adatti per i tessuti fini, che sono anche i più infiammabili. Il borace rende rigida la stoffa, causa la formazione di polvere e la fa gonfiare sotto al ferro da stiro, rendendola piena di protuberanze. Lo stesso è per l’allume, che indebolisce le fibre del tessuto e le fa diventare molto delicate e facili a strapparsi. Anche il vetro solubile non è adatto, perché toglie elasticità e robustezza ai tessuti. Soltanto il fosfato di ammonio non presenta alcun inconveniente. Può essere mischiato ad una certa quantità di cloruro d’ammonio e poi unito all’amido oppure può essere disciolto in 20 parti d’acqua ed una di fosfato. Per impermeabilizzare la stoffa, la si deve immergere in questa soluzione, lasciarla asciugare e poi stirarla, come d’abitudine. Il fosfato d’ammonio, ottenuto saturando il bifosfato di calce con ammoniaca liquida, è abbastanza economico. Può diventare d’uso comune ed essere impiegato in ogni bucato.

         
   
    Arnesi per cucire.- L’attrezzatura per cucire comprende diversi tipi di aghi, inclusi quelli per la canapa e per il cuoio, filo, spago, setole, forbici e ditale. Per risuolare le scarpe bisogna avere con sé punteruoli diritti e curvi, cera e pece da calzolaio. Gli aghi e i punteruoli vanno custoditi in un tubo di metallo, con le punte infilate dentro a tappi di sughero per proteggerle.
 
    Abbigliamento e accessori.- Cappelli e berretti.- Il copricapo ideale per tutte le situazioni non esiste, anche se la maggior parte dei viaggiatori esperti ha adottato un tipo di berretto in feltro morbido a falda larga, adatto sia ai climi caldi che a quelli temperati. Il Sig Oswell raccomanda un cappello di paglia senza falde, da lui usato nelle sue esplorazioni in Sud Africa e adattato anche come rivestimento interno di un berretto di feltro. Anche se non l’ho provato personalmente, non ho difficoltà a credere che la fresca, morbida paglia, a contatto con la fronte sudata sia più gradevole di qualsiasi altro materiale. Vorrei ancora menzionare i leggeri copricapi fatti con il midollo essiccato di una leguminosa tropicale, che si possono comprare sotto il colonnato dell’Opera a Pall Mall. Anche i caschi coloniali e i berretti da caccia inglesi hanno molti meriti. Il turbante, fatto avvolgendo attorno al capo una lunga sciarpa di mussola, arrotolata come se fosse una corda, protegge la testa e, soprattutto, la nuca, dal sole caldo. E in caso di emergenza, questa lunga fascia può essere usata come corda!
     Cappotti e camicie.- In nove casi su dieci, un cappotto di tweed robusto e non troppo spesso è il capo più adatto per i climi freddi, perché può essere indossato anche quando si lavora duramente. Se si attraversano zone con vegetazione ricca di spine, è indispensabile un cappotto di cuoio. Per cavalcare, ma anche per camminare, è indicata una casacca piuttosto corta, che non ricada sulla sella; è un indumento fresco, facile da indossare, che dà un aspetto ordinato. In generale, questo è il capo d’abbigliamento con il quale il viaggiatore passa la maggior parte del suo tempo, dato che giacche e cappotti si usano soltanto quando il freddo è più intenso. Quando dovete rimboccare le maniche, ricordatevi di arrotolarle dall’esterno verso l’interno. In questo modo, esse resteranno in posizione per ore, senza bisogno di aggiustarle.
     Come trasportare il cappotto.- Se si tratta di un cappotto leggero, lo si può ripiegare e appendere posteriormente alla propria cintura, appoggiandolo alle reni. Oppure lo si può appendere al braccio sinistro, poco sopra il gomito, con una cinghia legata attorno al mantello all’altezza della vita. In questo modo, esso pende lungo il fianco, senza impedire i movimenti del corpo o del braccio.
     Gilé.- E’ comodo perché ha molte tasche, ma non tiene molto caldo. Per i soldi e le lettere di presentazione che dovete tenere al sicuro ed avere sempre con voi conviene cucire tra la fodera ed il tessuto del panciotto una tasca interna, con un bottone per chiuderla.

         
 
  Taschino per orologio.- Foderatelo di tessuto impermeabile, per proteggere l’orologio dall’umidità causata dalla traspirazione. Sir T. Maclear, astronomo a Cape Town, suggerisce di rivoltare spesso il taschino per ripulirlo dalla polvere e dalla lanugine che vi si depositano.
      Pantaloni.- Se dovete cavalcare a lungo, usate pantaloni di fustagno o di tweed, rivestiti di cuoio nella parte della coscia, come quelli dei soldati della cavalleria. I pantaloni non dovrebbero avere risvolto, perché questo trattiene l’acqua e lo sporco.
     Calzini e loro sostituti.- Più il suolo sul quale dovete camminare è caldo, più i calzini che indossate devono essere spessi. Se i chilometri da coprire sono molti, i calzini dovrebbero essere di lana. Abbiatene una riserva, perché ne avrete bisogno in grande quantità. I soldati tedeschi avvolgono i piedi dentro a pezze di lino che, sistemate in modo da restare a posto senza formare pieghe, pare siano meglio dei calzini. Sono formate da quadrati di morbido lino usato, da ripiegare sul piede nudo appoggiato diagonalmente, cominciando prima dagli angoli di destra e di sinistra, per passare poi a quello davanti. L’abilità consiste nel riuscire a tenere ben tesa la pezza nel momento in cui si infila il piede nella calzatura, perché le pieghe provocano vesciche sulla pelle. Le pezze devono essere lavate tutti i giorni e spalmate di sego.
     Guanti e manicotti.- In un clima freddo secco, la protezione migliore è rappresentata dai doppi guanti: un paio di vecchi e morbidi guanti di pelle di capretto indossati sulla pelle e un paio di lana spessa infilati sopra. Per tenere le mani al caldo quando la temperatura è rigida, la cosa migliore è un manicotto di pelliccia appeso al collo, dove lasciarle fino a quando non servono.

       

 
     Bretelle.- Non dimenticate di averne sempre almeno due paia con voi, perché le bretelle si asciugano lentamente e, quando un paio è bagnato di sudore, bisogna averne un altro paio di ricambio. Le cinture non si possono utilizzare con tutti i tipi di pantaloni e sono particolarmente inadatte per quelli inglesi. Per tenere su i pantaloni, il Capitano Speke usava un semplice nastro passato dentro a un orlo cucito all’altezza della vita.
     Calzature.- Per viaggi duri in paesi dal clima umido, gli stivali di cuoio indossati dagli abitanti dei paesi civilizzati sono incomparabilmente migliori di quelli di pelle lavorata a mano. Se invece viaggiate in un paese dal clima caldo secco, non dimenticate di ingrassare abbondantemente sia le vostre scarpe che gli altri oggetti in pelle. “La graisse est la conservation du cuir” soleva dire una guida Chamouni con profonda enfasi. Per arrampicarsi sulle rocce lisce, le suole di corda intrecciata delle calzature usate in alcune parti dei Pirenei sono eccellenti, perché hanno una presa superiore ad ogni altro materiale. In passato è successo che dei soldati, tagliati fuori da ogni rifornimento, abbiano usato suole di corde fatte con fieno attorcigliato. Piuttosto che camminare a piedi nudi - ci vogliono mesi prima che il piede si indurisca a sufficienza - è meglio avvolgere attorno agli arti dei pezzi di tessuto. I contadini di Amalfi, dove mi trovo ora a scrivere queste righe, usano per questo scopo dei piccoli pezzi di stoffa, che danno loro un aspetto sciatto e trasandato, ma che non hanno mai bisogno di essere risistemati. Anche gli abitanti della Baia di Hudson non usano scarpe, ma avvolgono i piedi in involucri ricavati da coperte. Le ciabatte sono un grande sollievo per piedi con vesciche, purché le suole non siano troppo sottili, se siete all’aperto in un clima freddo.

     Calzoni impermeabili.- Un paio di pantaloni in tessuto impermeabile, da indossare sopra agli altri, sono una grande comodità quando piove, specialmente se si cavalca.
     Ghette.- Quando si devono attraversare dei roveti o delle zone con alberi spinosi, il collo del piede è la parte che soffre maggiormente. Occorre dunque proteggerlo con delle ghette chiuse da bottoni o da fibbie e tenute in posizione da una stecca sistemata verticalmente, che impedisca loro di scivolare giù sulle caviglie.
     Veste da camera.- Anche se siete abituati a viaggiare con il minimo indispensabile, è una cosa saggia portare con voi una veste da camera spessa e calda, per il grande conforto che dà indossarla la sera o avvolgersi dentro la notte. Inoltre, ha una grande durata.
     Poncho.- Non è altro che un pezzo di lana di forma quadrata con un buco nel mezzo per far passare la testa. Per questo può essere usato di giorno come cappotto e di notte come coperta. Un pezzo di robusto calicò impregnato d’olio diventa un poncho impermeabile.

       

     Completo da viaggio.- Ecco come l’esploratore Gordon Cumming descrive la sua tenuta da viaggio: “ I miei vestiti erano formati da una camicia di lino grezzo, un kilt o dei pantaloni al ginocchio in pelle di daino, un cappello in feltro morbido con un sottogola di pelle ed un paio di ‘veldtschoens’, cioè scarpe fatte in casa. Non ho mai portato cappotti, panciotti e fazzoletti da collo. Ho sempre cacciato a braccia nude e, assicurata al mio polso sinistro con una doppia cinghia, avevo una persuasiva frusta di cuoio. Indossavo due cinture di cuoio, la più piccola delle quali serviva a tenere su i pantaloni e ad appendervi il calcatoio di corno di rinoceronte. La più grande, invece, aveva quattro tasche di pelle di lontra, con i lembi per abbottonarle. Nella prima tasca, tenevo le capsule, nella seconda l’astuccio per la polvere da sparo, nella terza i proiettili e due coltelli a serramanico ben affilati, nella quarta una bussola, la pietra focaia e l’acciarino. Infilato nella cinta tenevo anche un piccolo maglio, fabbricato con un corno di rinoceronte. Abitualmente portavo con me la mia arma preferita, un fucile a doppia canna, che non è molto indicato quando si cavalca, specialmente se lo si deve ricaricare velocemente.”
 
    Asciugare i panni.- Con il fuoco.- La struttura a forma di cupola che vedete nella figura sottostante, formata da rami con entrambe le estremità piantate in terra, attorno ad un fuoco che cova sotto la cenere, è ideale per asciugare velocemente i panni. I vestiti bagnati, appoggiati sopra a questa struttura, ricevono il beneficio del calore, che li asciuga facendoli evaporare.
    Tenersi asciutti.- Il sig. Parkyns mi scrive: “ Data la scarsità di vestiti di ricambio che avevamo a disposizione, era importante per noi conservare asciutti gli abiti. Quando dovevamo cavalcare sotto la pioggia, ci toglievamo i vestiti, li mettevamo sulla sella e ci sedevamo sopra. Oppure, li sistemavamo sotto alla gualdrappa o alle borse di cuoio. Appena la pioggia cessava e l’umidità della nostra pelle era evaporata, indossavamo nuovamente i nostri abiti, che erano caldi e asciutti, come se fossero stati davanti al fuoco. Se attraversavamo contrade molto popolose, preferivamo evitare di spogliarci. In questo caso, per toglierci i vestiti aspettavamo che la pioggia cessasse. Poi, dopo aver coperto le nostre nudità con un pezzo di pelle o altro tessuto, li facevamo asciugare appendendoli alla groppiera dell’animale.” Un altro viaggiatore mi scrive: “ Per non bagnare l’unico vestito che avevo, appena cominciava a piovere lo toglievo e lo mettevo nella cavità di un albero.”
     Immergere i vestiti in mare.- Il Capitano Bligh, che dopo l’ammutinamento del Bounty si è trovato ad andare alla deriva per 16 giorni su di una scialuppa, mi scrive: “Abbiamo avuto pioggia a dirotto per tutto il tempo. Per mantenerci in salute, ci toglievamo gli abiti, li strizzavamo bene, li immergevamo nell’acqua salata e poi li indossavamo nuovamente. Era la sola risorsa che avevamo e credo che ci abbia reso un grande servizio. La consiglio a chiunque si trovi in una situazione analoga, anche se, alla fine, i nostri abiti cadevano letteralmente a pezzi.”

     Fare il bucato.- Sostituti del sapone.- Quando si è in viaggio, la bile contenuta nella galla degli animali e la liscivia sono i sostituti del sapone più a portata di mano. Per preparare la liscivia, bisogna far bollire una gran quantità di cenere dentro all’acqua e filtrarla. Si aggiunge poi la bile e si lasciano i vestiti in ammollo per tutta la notte. La mattina seguente, bisogna portarli in un luogo dove ci sia acqua per risciacquarli. Poi, bisogna batterli con un pezzo di legno piatto e stenderli su di un grosso masso, dopo averli strizzati. E’ ben conosciuto il sistema dei marinai per lavare i panni, ma è troppo sporco perché io lo riporti qui. Per pulire strofinando vanno bene la crusca, la farina di molti semi e la sabbia. In certi paesi crescono delle piante che, a contatto con l’acqua, formano una schiuma nella quale si può immergere la biancheria da lavare. Il Dr. Rae mi scrive che in paesi nevosi, ove non sia a disposizione acqua per lavare, si può strofinare direttamente la neve sugli abiti oppure immergere dentro ad essa i vestiti. Questo trattamento si rivela particolarmente efficace con la lana.

       

     Liscivia di cenere.- Le piante più adatte a essere bruciate per ricavarne la cenere sono quelle che contengono una maggiore quantità di alcali. I gambi carnosi di piante come la canna, il granoturco, il sorgo, l’erica e il ginestrone, sono i più ricchi di potassio. Il legno, specialmente quello del pino e dell’abete, non è adatto, mentre la soda ricavata dalle alghe e da altre piante marine è ottima.
 
    Pulizia della persona.- Non è piacevole ammetterlo, ma non vi è dubbio che lo sporco ed il grasso, penetrando nei pori, proteggono la pelle dal freddo inclemente, prendendo il posto dei vestiti. Un selvaggio non si lava mai se non ha a disposizione del grasso da spalmarsi sul corpo subito dopo. Se ci si lava tutti i giorni e non ci si cosparge di olio, si è costretti ad indossare vestiti per proteggersi. La stessa cosa vale per i cani e i cavalli. Essi possono dormire all’aperto sotto a un qualunque cespuglio fino a quando non sono lavati e strigliati, ma hanno bisogno di un riparo se sono tenuti puliti. In Europa passiamo la vita in uno strano stato artificioso. Il nostro corpo è sempre coperto da diversi strati di vestiti, mani comprese. Questo succede perché noi possiamo lavarci spesso. L’uomo nudo, invece, questo lusso non se lo può concedere.
     Abluzioni mattutine.- Quando si viaggia senza comodità, l’ora migliore per fare toeletta è subito dopo la cavalcata mattutina, anche se ci vuole coraggio per lavarsi all’alba nell’acqua ghiacciata. Il bagno è riservato per il pomeriggio, di tanto in tanto.

          

     Toeletta serale.- Gli ufficiali che ci tengono ad avere un aspetto decoroso anche quando sono pressati dai doveri e dalle emergenze della guerra, fanno toeletta la sera, prima di andare a coricarsi.
     Risparmiare acqua.- Quando l’acqua è poca, bisogna usarla con parsimonia. La cosa migliore è di lavarsi alla maniera musulmana. Un attendente versa da una brocca un sottile filo d’acqua nelle mani della persona che deve lavarsi. Questa distribuisce con cura su tutto il corpo il prezioso liquido.
     Guanto per lavarsi.- Per confezionare un guanto su misura per lavarvi, dovete appoggiare la vostra mano sopra ad un asciugamano molto ruvido, piegato doppio. Ne segnate il contorno, poi, guidati da questa linea, lo tagliate e lo cucite, dandogli la forma di un guanto. E’ un oggetto di poco prezzo, ma è efficace quanto uno di crine per stimolare la circolazione.
     Spazzole.- Il disegno qui accanto mostra come si può fabbricare una spazzola per abiti, capelli o scarpe. Di solito si impiegano le setole, ma possono andare bene anche fibre di altro tipo.





    Occorrente.- L’equipaggiamento è composto da: aghi normali; aghi passanastro e per le vele; spilli; punteruoli; cera; pece da calzolaio; spago; setole; ditale; filo di cotone e di seta; bottoni; forbici. Tutte queste cose vanno trasportate in un sacco di lino.
    A lezione di cucito.- Prima di partire, il viaggiatore dovrebbe andare da un sarto a prendere qualche lezione di cucito. Nel corso del viaggio, gli sarà molto utile conoscere i rudimenti di quest’arte. Le cose che è necessario saper fare sono: - Attaccare i bottoni; fare le asole; rammendare; rattoppare; fare una doppia cucitura; orlare; fare il punto strega; cucire con un rammendo invisibile. Bisognerebbe anche saper riportare su carta il modello di un vestito e utilizzarlo per farne uno nuovo. Il viaggiatore dovrebbe anche prendere una lezione o due da un sellaio e, quando è a bordo di una nave, da chi fa le vele.

         


 
 
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