Namaste Nepal
Odio il traffico infernale e l’inquinamento di Katmandu, al confronto del quale l’aria che si respira nella più inquinata delle
nostre città è brezza balsamica.
Così, la mia routine giornaliera è la seguente: partenza, la mattina presto, per una delle città più piccole dei dintorni.
Oggi è il turno di Bhagdaon o Bhaktapur.
E’ una delle città reali che contesero il primato sulla regione a Katmandu. Si può andare in autobus o in filobus, ci si impiega circa venti minuti.
La mitologia attribuisce la sua fondazione al re Ananda Deva Malla, ma in realtà le piazze con templi e fontane erano gli antichi villaggi che nel corso dei secoli vennero a formare un unico insieme.
Il nucleo originario sorgeva ad est, nella zona del tempio di Dhattatreya; poi, quando la città divenne sede dei Malla e capitale dell’intera valle, tra il XIV secolo e il XVI secolo, la costruzione di nuovi templi e palazzi spostò il centro verso ovest, intorno al Taumadi Tole.
Durbar Square, la piazza principale, è costellata di templi e di opere d’arte.
A me piacciono, in particolare, gli intagli su legno dell’artigianato newari. Il Palazzo delle 55 finestre ne è un bell’esempio. Di fronte a questo, sempre sulla stessa piazza, vi è la Porta d’oro, opera di cesello complessa ed elaborata.
Ci sono poi le solite divinità; Kali, con otto braccia e quattro teste, Garuda, Ganga, Jamuna, Hanuman, Narsingha Narayan… e chi più ne ha più ne metta.
Di fronte alla porta d’oro, su di un pilastro massiccio, è posta la statua del re Bhupatindra, con spada e turbante, che rende omaggio a Kali.
Di fianco al pilastro, si innalza il tempio di pietra di Batsala Devi, sulla cui terrazza è installata la colossale campana “dei cani che abbaiano”. Si racconta che Ranjit Malla la fece fondere in modo che producesse un suono tale da costringere i cani ad ululare ed a tenere così lontana la morte dal suo palazzo. Chiedo in giro se lo stratagemma ha funzionato, ma la risposta è negativa.
A cinque minuti da Durbar Square, c’è la mia piazza preferita. Vi si trova il tempio di Nyatapola, una bellissima pagoda con cinque tetti.
E’ disposta su di una piattaforma in alto, ed una ripida scalinata, fiancheggiata da coppie di guardiani, conduce all’entrata.
Dall’alto, ci sono nell’ordine: la dea Baghini e la dea Singhini, due grifoni, due leoni, due elefanti e due lottatorti. Ogni figura è considerata dieci volte più forte di quella immediatamente al di sotto, mentre i lottatori sono considerati più forti di qualsiasi uomo. Su questa piazza c’è anche il tempio di Bhairavnath, a pianta rettangolare. Il motivo per cui prediligo questa piazza non è, però, puramente artistico. Un edificio che era un tempo un tradizionale tempio a pagoda, e che ha persino delle incisioni erotiche sulle travi del tetto, è stato ora trasformato in ristorante. Dalla balconata che corre intorno all’edificio, si gode una magnifica vista sulla Piazza. Poiché a Bhaktapur ci sono andata più di una volta, questo era diventato il mio luogo per il breakfast. Un mattino ho anche assistito all’originale modo in cui il cameriere puliva la superficie di vetro dei tavolini.
Prima ci sputava generosamente sopra due o tre volte, poi li sfregava energicamente con uno straccio che aveva bisogno urgente di essere lavato. Chissà se pliva allo stesso modo posate e piatti…
Bhaktapur è rimasta, anche dopo due mesi di soggiorno in Nepal e dopo aver visto molti altri luoghi belli ed interessanti, la mia preferita