Namaste Nepal
Oggi è il compleanno del Dalai Lama. E’ d’obbligo quindi andare a Bodnath per il festival tibetano. Divido il three wheeler con una svedese che vive a Roma e che è venuta in Nepal apposta per questo festival. Arriviamo là alle nove, c’è ancora poca gente in giro. Ne approfitto per scalare questo enorme stupa. Intanto leggo sulla guida: “… Lo stupa di Bodnath, a 8 chilometri dal centro di Katmandu, è il santuario buddista più grande del Nepal. Originariamente costruito nel VI secolo, nel suo aspetto odierno risale all’XI secolo. Posta al culmine di tre terrazze concentriche a pianta ottagonale, l’enorme cupola di mattoni imbiancati s’innalza a 40 metri d’altezza, sormontata dalla torre che porta dipinti sulle quattro facce gli occhi azzurri e sereni dell’immutabile Buddha. Al muro di cinta sono fissati centinaia di mulini di preghiera che i fedeli fanno girare durante la circumambulazione rituale. Il bianco accecante della calce che ricopre tutta la superficie del tempio è spesso macchiato dall’arancione della polvere di zafferano, che viene gettata sulle pareti in segno di devozione. I festoni colorati fissati al culmine diffondono nell’aria le preghiere che verranno accolte in cielo nel momento in cui il sole, il vento e la pioggia le avranno consumate e sbiadite…”
Lo spazio sotto il tendone è ora affollato; alcuni di questi tibetani hanno camminato giorni e giorni per giungere qui. Dietro una tenda alcuni gruppi di danzatori stanno indossando i costumi tradizionali. Tutto quello che so sulle danze buddiste sono i nomi, letti su di un testo prima di partire. Eccoli:

Saranno sufficienti questi nomi per seguire le danze? Ne dubito!