Namaste Nepal
5 luglio h. 21 Katmandu
All’aeroporto, Ibrahim, Jane ed io siamo assaliti da una torma di nepalesi che ci propongono hotels e guest houses clean and very cheap. Riusciamo con molta difficoltà a liberarci di loro e soltanto a patto di accettare di prendere uno dei loro taxi. L’autobus, ci dicono, a quest’ora non c’è più. La dichiarazione è avvallata da una guardia, non so fino a che punto incorrotta…
Arriviamo alla Marco Polo Guest House, dove ho prenotato per lettera dall’Italia. Il proprietario, preoccupato, ha già telefonato in aeroporto per sapere come mai non fossi ancora arrivata. Semplice: l’aereo aveva due ore di ritardo, Non solo: ci avevano sequestrato le pile delle torce ed abbiamo dovuto percorrere qualche chilometro di aeroporto per recuperarle.
Dopo l’assegnazione delle stanze, usciamo a cercare un ristorante. Ma sono le dieci passate ed è ormai tutto chiuso. Io non ho molta fame: “I’ve had a plane dinner”* dico a Jane, la quale, non avendo mangiato il pasto offertoci sull’aereo perché non lo gradiva, si consola ora con un po’ di noccioline, unica cosa commestibile reperibile a quest’ora.
*Gioco di parole con ‘plain’