Namaste Nepal
Sveglia alle 5. Fuori c’è buio e nebbia.
Beviamo due tazze di tè, mangiamo due patate bollite e via, nell’orto a dissotterrarne altre.
Quando si legge sulle guide che l’alimentazione degli sherpa si basa essenzialmente sulla patata, non ci si rende conto di quanto ‘alla lettera’ vada presa questa affermazione!
Finito il duty, partiamo per Tarke Gyiang, 2747 metri, grosso villaggio sede di un tempio e di un monastero buddisti.
Durante il percorso, imparo nuove cose. Ieri, Laghkpa aveva detto che ogni volta che si incontrano dei chortens, si devono lasciare
alla sinistra. Oggi incontriamo dei piccoli stupa e dobbiamo girar loro intorno tre volte in senso antiorario prima di proseguire.
Nei laghetti ai lati del sentiero, dei placidi yak sono immersi nell’acqua ‘sino alle narici’. Come li invidio!
Per noi, l’imperativo categorico è: proseguire senza soste!
Quando c’è uno squarcio tra le nubi, riusciamo a vedere le vette del Langtang Himal.
Arriviamo a Tarke Gyiang, visitiamo (a pagamento) il tempio buddista, beviamo un tè e paghiamo la somma spropositata di 30 rupie per 3 chapatis che non riusciamo a mangiare tanto sono disgustosi.
Sono le due del pomeriggio e piove a dirotto: decidiamo di proseguire per Malemchigaon.
Vorremmo arrivare sino alla zona dei Lakes: il Gosainkund, il Saraswatikund, il Bharabkund.
Ci fermiamo a dormire presso una famiglia Tamang. Ci troviamo “Somewhere between Kalemchringaon and Gopte”, secondo le parole di Lhakpa.