L'Arte di Viaggiare - Art of Travel - Francis Galton


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22 - 23 luglio In viaggio per Shermatang

Namaste Nepal

Alle 10, Lhakpa, Didi, Kelly ed io, partiamo per Banepa, su di uno scassatissimo bus. Dopo aver fatto tappa a Bhaktapur, che già conosco, Dhulikel, Panchal e Bahunpati, arriviamo a Banepa poco prima di mezzogiorno. Mangiamo pranzo e ripartiamo subito per Kalemchi Pul. La strada è orribile, il bus è strapieno, arriviamo stravolti. Per rimetterci in sesto, niente di meglio che lanciarci subito per la salita ripidissima, sotto una pioggia battente. Per fortuna che Kelly mi aiuta a frenare la loro andatura, altrimenti non riuscirei a tenere dietro ai due sherpa.
Il paesaggio è bellissimo, ma non ci fermiamo mai ad ammirarlo. Inoltre il sentiero è molto sdrucciolevole a causa della pioggia e bisogna far molta attenzione a dove si appoggiano i piedi. Il cuore mi scoppia, il respiro è ansante, ma tengo duro, per orgoglio.
Dopo quattro ore di arrampicata massacrante, senza un attimo di tregua, ci fermiamo ad un negozietto, con stanza fornita di due pagliericci, per passarvi la notte. E’ buio e c’è una fitta nebbia. Siamo bagnati fradici, avremmo bisogno di un bel fuoco per asciugarci. Purtroppo la stufetta che c’è in cucina emette più fumo che calore. Così, dopo una cena che non riesco a mangiare, ci togliamo gli abiti bagnati, li appendiamo e ci mettiamo sotto la trapunta. Sento formicolii in tutto il corpo, ma decido di ignorarli. Purtroppo il sonno non viene. Spio fuori dalle finestre, in attesa ansiosa dell’alba. Appena vedo un po’ di chiarore, mi alzo, sperando di battere sul tempo gli altri e potermi lavare il corpo e non sempre e soltanto la faccia.

Speranza vana: la famiglia che ci ospita è già in piedi e ci sono persone che stanno scendendo a valle. Ritiro i vestiti che avevo appeso sulla veranda ieri sera, nella speranza che si siano asciugati. Gocciolano acqua. Me li infilo lo stesso e scendo a bere un tè.
La nebbia è molto fitta, l’umidità altissima. Venire sull’Himalaya in questa stagione richiede un fisico ed una volontà di ferro!
Verso le dieci ci rimettiamo in viaggio, la pioggia ha preso il posto della nebbia. Dopo circa tre ore arriviamo a Shermatang ed entriamo nella casa di Laghkpa, dove troviamo sua zia, monaca buddista.
La casa è costituita da un magazzino a piano terra e da un’unica stanza a piano rialzato. Il mobilio è semplicissimo: due letti, una piattaia, una piccola stufa. In questa stanza, prima che la famiglia si trasferisse a Katmandu, vivevano dodici persone.

Ci viene offerto il tè tibetano, mentre cuociono le patate. Forse perché la legna usata è umida, forse perché il tiraggio della stufa non funziona, c’è un fumo notevole, che fa bruciare gli occhi.
In poco tempo nel villaggio si sparge la voce che sono arrivati Laghkpa, Didi e due forestiere e tutti, parenti ed amici, ci vengono a salutare.
A turno, Kelly ed io andiamo alla fontana ad attingere acqua per il tè e per lavare le tazze e i piatti. Con il ritmo delle visite di oggi, questo diventa un lavoro a tempo pieno.
Questi sherpa, cugini alla lontana di quelli più autentici di Solu Kumbu, sono allegri e chiacchieroni: nonostante l’ostacolo della lingua, ci coinvolgono nella conversazione e ci riempiono di domande.
Alle sette è già buio e, al lume di una piccola candela, mangiamo riso e lenticchie. Verso le dieci, andiamo a letto. Domani dobbiamo alzarci presto.

Punti di vista

In un film che ho visto qualche tempo fa, l’insegnante di un college americano proponeva agli studenti di avere sempre un punto di vista originale, diverso nell’affrontare la realtà. Gli Sherpa questa originalità la manifestano nell’uso degli strumenti della vita quotidiana.
Ecco qualche esempio:
per pulirsi i denti, usano un pezzo di legno masticato ad una estremità, mentre lo spazzolino da denti lo riservano per pulire e lucidare le pentole e le stoviglie;
la spugnetta dei piatti serve per pulire il pavimento, di argilla rossa; il suddetto pavimento è ideale per dormirci, mentre il letto serve per appoggiarvi sopra vestiti e cose varie;
lo strofinaccio che da noi si usa per pulire il pavimento è per loro un ottimo cuscino, mentre il cuscino va benissimo per tappare le fessure e le aperture delle finestre (non ci sono vetri, solo un’intelaiatura in legno) durante i mesi freddi…



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