Namaste Nepal
Finalmente ho trovato qualcuno che ha i miei ritmi. Alle 5,30 Ante ed io
siamo già in strada, anche se è ancora buio. La piazza della bus station è animata, i tea shops sono aperti. Prendiamo un curd e beviamo un tè prima di metterci in marcia. La camminata è piacevolissima, in leggera discesa (finalmente!) il paesaggio circostante vario e bellissimo. Ci sono numerosi torrenti da attraversare: all’inizio, mi tolgo le scarpe e le calze e li attraverso a piedi nudi, per non bagnarmi, ma poi i corsi d’acqua diventano troppo frequenti e mi stufo di slacciare e riallacciare le stringhe, così ci cammino dentro con le scarpe e tutto. In genere l’acqua non arriva più su delle ginocchia, soltanto nell’attraversare l’affluente del Kali Ghandaki, all’arrivo, mi arriva alla vita.
Ne è valsa comunque la pena: questo enorme palazzo fatto costruire dall’ultimo Rana in stile neoclassico ed ora purtroppo in rovina è affascinante e il paesaggio attraversato per giungere sin qui, nel suo alternarsi di piante tropicali, risaie, cascate, piccoli villaggi, lo è altrettanto.
Immagino la fatica nel portare sin qui i materiali da costruzione, mi chiedo se sono arrivati per via fluviale. Un nepalese ci dice che, qualora fossimo interessati, tra qualche anno potremmo comperarlo, dato che saranno passati i cento anni richiesti dalla legge perché possa cambiare proprietà ed essere acquistato da un privato.