L'Arte di Viaggiare - Art of Travel - Francis Galton


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14 luglio Università

Namaste Nepal



E' domenica, giorno lavorativo.
Due giorni fa ho comperato una grossa scatola di tè in bustine, perché uno dei ragazzi che lavorano alla guest house mi ha gentilmente offerto di fare colazione con lui. Così, per non gravare sul suo magro bilancio, io metto il tè, lo zucchero, i biscotti, lui l'acqua calda. Ma questa mattina, quando sono scesa, mi ha detto che la chiave dello stanzino dove c'è il fornelletto è andata persa. Vado allora al Pumpernickel, un tempo rinomatissimo tea shop e pasticceria di dolci austriaci, oggi molto degradato.
Mi dicono che hanno il lemon tea. Ordino immediatamente questa gradita alternativa al solito tè al latte, ma è una delusione. Credo che sia fatto con le bustine di liofilizzato, al gusto di limone. Pazienza, vuol dire che da domani tornerò al dolcissimo, nauseante milk tea.
Dopo aver telefonato a mammà per ben un minuto (150 rupie), e dopo averla svegliata (in Italia sono ora le 4,30), vado all'Università con Dambar. Questi è assistente di Fisica ed in più, per arrotondare il bilancio, lavora alla guest house come receptionist.
Il bus che prendiamo è così affollato che siamo praticamente appesi fuori, come sinora avevo visto fare solo ai locali.
Nell'edificio dell'Università regna una grande desolazione. Nella biblioteca non hanno mai tolto la polvere nè lavato i vetri, ne' sostituito quelli rotti. Il laboratorio di Fisica mi ricorda la polverosa aula "degli esperimenti scientifici" dell'istituto Magistrale che ho frequentato ormai molti anni fa. Gli edifici, inaugurati dal re alla fine degli anni '60, sono situati in mezzo al verde ed ai fiori, in una zona bellissima.
Prendiamo gli opportuni accordi con gli addetti alla biblioteca, perché io possa poi tornare da sola a consultare libri. La procedura è piuttosto complessa e, francamente, eccessivamente burocratica: ogni volta dovrò compilare una dichiarazione e lasciare il mio passaporto "in ostaggio", per tutto il tempo che mi fermerò in biblioteca, ad uno degli impiegati. Confesso che questa prospettiva mi provoca un brivido lungo la schiena… In Nepal c'è un fiorentissimo mercato dei passaporti, che vengono pagati cifre molto alte al mercato nero. I nepalesi sono nella stragrande maggioranza persone molto oneste e corrette, e questo lo dico per esperienza e con convinzione, ma mi sembra stupido lasciare in giro ed alla mercè di tutti un documento per me così indispensabile. Quendo ho chiesto dove sarebbe stato tenuto: "Ma li' sul tavolo naturalmente!" mi hanno risposto. Dove volevo che lo mettessero?
Questo è il cosiddetto rovescio della medaglia della mentalità orientale: per loro, che vivono nell'eternità, che valore può avere un passaporto in più o in meno? Perché prendersela tanto? Ora, venire in contatto con questa mentalità in un tempio o quando si filosofeggia con loro sul destino ultimo dell'uomo, è un conto; incontrarla in un ufficio, dove è necessaria una certa razionalità, è tutt'altra cosa.
Questa conditio sine qua non del passaporto, fa sì che io opti definitivamente per la British Library, dove, a parte l'obbligo di lasciare la borsa all'ingresso, non ci sono altre formalità. Peccato: nella biblioteca universitaria avevo visto alcuni libri sull'arte e sulla religione nepalesi che avrei letto volentieri.


h. 12 Rientro in hotel

Ritorno a Katmandu per conto mio perché Dambar ha lezione. Scendo dal bus alla fermata sbagliata, mi incammino nella direzione sbagliata, insomma… perdo la pazienza ed anziché rientrare a piedi prendo un three wheeler.
Pranzo in camera: formaggio di yak - buono ma così grasso! - sardine acquistate al supermercato svedese per trekkers che mangio maciullate perché l'apriscatole si rompe subito e devo aprire la scatoletta con mezzi di fortuna; rubra malesiana dal colore dubbio (leggo sull'etichetta che contiene coloranti ed aromi artificiali) e dal gusto ancora più dubbio (ma perché mai l'avrò comprata?); rhum nepalese e miele himalaiano disciolti in acqua calda, per la mia gola infiammata.
Era stata una facile profezia quella mia di ieri, mentre mi lanciavo giù per la discesa di Daksinkhali!
Ora mi faccio un sonnellino post prandium, poi andrò con Sandra, anche lei ospite del Marco Polo, a conoscere Lilla, un commerciante di gioielli di Durbar Square che, dice lei, parla perfettamente l'italiano



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